Pestato davanti alla pizzeria, figlio del ras in fuga. Spedizione punitiva per il controllo dello spaccio

Capua. Dall’auto incendiata all’aggressione a colpi di mazze da baseball davanti al locale. A più riprese, tra il 2016 e il 2017, la tensione tra capuani e pignataresi per il controllo dello spaccio è sfociata in azioni eclatanti. Tra gli episodi più controversi riportati all’interno dell’ordinanza di custodia cautelare notificata due settimane fa nei confronti di 18 persone c’è proprio il pestaggio avvenuto davanti a una pizzeria di Capua.

Una vera e propria spedizione punitiva organizzata, secondo quanto ricostruito dalle indagini della Procura, dal gruppo che faceva capo ad Antonio Raffaele Ligato, figlio del boss detenuto. L’oggetto del contendere era sempre il controllo dell’affare legato alla vendita di stupefacenti all’ombra delle Torri di Federico.

A scatenare quel raid fu l’incendio di una vettura portato a termine da un ragazzo di Capua, figlioccio di uno dei referenti locali dello spaccio, finito però nel mirino dei Ligato. Il rampollo pignatarese voleva fargliela pagare proprio per quell’episodio e così venne individuato davanti a un ristorante di Capua insieme al figlio di un ras dei Casalesi che riuscì a scappare all’arrivo del commando. Per il giovane, già finito nel mirino dei pignataresi, non ci fu scampo: venne pestato a sangue dalla banda a colpi di mazze da baseball.

Un’aggressione sulla quale ha fatto luce anche Davide Ianuario, indagato nell’inchiesta, che ha poi collaborato con gli inquirenti: Ligato, secondo lui, fu il mandante di quel pestaggio, organizzato grazie a contatti “capuani”. “Decise che gli doveva dare una lezione” ha ammesso l’ex braccio destro di Ligato, spiegando la correlazione tra i due episodi di quella guerra per il controllo dello spaccio.