Maddaloni/Acerra/Nola. Interrogatori al via nell’indagine sul gruppo dedito al traffico di droga tra la Spagna e la Campania e sgominato all’alba di lunedì in un blitz congiunto di Dia di Napoli e Finanza di Avellino. In molti tra i quali Paolillo, Sarappa e Pulzone, hannno risposto alle domande del gip dichiarandosi estranei ai fatti contestati. Altri, invece, hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.
I primi a sostenere l’interrogatorio di garanzia sono stati i 17 destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere: il noto ristoratore Armando Manzi di Tufino, il figlio Oreste di Tufino, Aniello Liccardo di Roccarainola, Marco Pulzone di Cicciano, Elpidio Natale di Roccarainola, Antonio Sirignano di Roccarainola, Armando De Maio di Marigliano, Ciro De Maio di Marigliano, Pasquale Capolongo di Tufino, Clemene Sarappa di Roccarainola, Giovanni Garofalo di Melito, Francesco Cirillo di Roccarainola, Biagio Liccardo di Roccarainola, Alfonso Russo di Giugliano, Giovanni Sergio di Maddaloni, Giuseppe Terracciano di Acerra (rione Madonella) Vincenzo Paolillo di Acerra (rione Madonnella).
C’è anche l’ex boss-tifoso
Tra gli indagati a piede libero ci sono Ciro Farina, Marco Manno, Francesco Venturato, Antonio Cibelli, Rosario Orefice, Domenico Razzano, Luciano Pompeo, Bartolomeo Falco, residenti tra Volla, Casoria, Barra, Gaudello e Maddaloni. Su tutti spicca però il nome di Antonio Lo Russo, l’ex boss diventato famoso per aver assistito a bordo campo a un chiacchierato Napoli-Parma di 9 anni fa (terminato con la sorprendente vittoria dei ducali per 3-2). Ora ha intrapreso un percorso da collaboratore di giustizia fornendo elementi utili anche a quest’indagine della Dda.
L’inchiesta
Secondo la ricostruzione accusatoria accolta dal GIP, a capo del sodalizio criminale è posto l’imprenditore nolano MANZI Armando, attivo nel settore della ristorazione finalizzata alla celebrazione di cerimonie, affiancato dal figlio Oreste e da una schiera di collaboratori, in grado di importare dalla Spagna considerevoli partite di stupefacente destinate al mercato delle province di Napoli e Avellino.
Con riguardo al traffico di stupefacenti nel corso delle indagini era stato operato il sequestro complessivo di kg 323,00 di hashish, per un valore pari ad €uro 3.230.000,00, abilmente occultato in apposito doppio-fondo creato ad hoc all’interno di uno dei serbatoi di carburante di un autoarticolato.
L’attività di indagine ha permesso di accertare altresì che i membri apicali del sodalizio hanno intrattenuto per alcuni anni legami con esponenti di vertice del clan metropolitano dei Lo Russo, in particolare agevolando fra il 2012 ed il 2014 la latitanza del capoclan – ora collaboratore di giustizia – Lo Russo Antonio, ed in particolare ospitando Lo Russo nelle zone di Roccarainola, Comiziano e Sperone e gestendo unitamente ad appartenenti del predetto clan importazioni di stupefacente dell’estero.
Secondo il gip, inoltre, la nota Villa Manzi era stata utilizzata come base per alcune operazioni di ricezione e stoccaggio di partite ingenti di stupefacenti, per lo svolgimento di riunioni fra gli associati ed anche per appoggio logistico alla latitanza del capo clan Lo Russo Antonio.

