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Zannini davanti al giudice per la richiesta d’arresto. L’esito dell’interrogatorio

 

Mondragone. Ha scelto di non rispondere alle domande del giudice, limitandosi al deposito di una memoria scritta, il consigliere regionale Giovanni Zannini, comparso nella mattinata di oggi davanti al gip per l’interrogatorio sulle gravi accuse a suo carico. I reati contestati sono corruzione, concussione e truffa aggravata ai danni dello Stato, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dai pubblici ministeri Anna Ida Capone e Giacomo Urbano, che hanno anche avanzato richiesta di custodia cautelare.

L’audizione si è svolta al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, davanti al giudice per le indagini preliminari Daniela Vecchiarelli. Zannini, assistito dai suoi legali, ha ribadito la propria estraneità ai fatti, adottando una linea difensiva già seguita nelle fasi precedenti dell’indagine: nessuna dichiarazione e affidamento esclusivo a una memoria difensiva.

Le vicende oggetto dell’inchiesta risalgono al periodo in cui Zannini sedeva in Consiglio regionale tra le fila del centrosinistra, eletto con la Lista De Luca Presidente. Successivamente il consigliere ha aderito a Forza Italia, formazione nella quale milita attualmente.

Secondo la ricostruzione della Procura, l’esponente politico avrebbe promosso un presunto sistema di relazioni politico-clientelari capace di incidere su nomine in enti pubblici, tra cui l’Asl, e di orientare dinamiche elettorali in diversi Comuni strategici della provincia di Caserta, come Caserta e Castel Volturno.

Tra le contestazioni figura anche una presunta truffa allo Stato, legata all’ottenimento di un finanziamento pubblico superiore ai tre milioni di euro. Secondo l’accusa, il contributo sarebbe stato ottenuto attraverso documentazione ritenuta non veritiera, presentata per la realizzazione di un caseificio riconducibile agli imprenditori Luigi e Paolo Griffo.

In cambio, sempre stando all’impianto accusatorio, i due imprenditori avrebbero offerto a Zannini un viaggio su uno yacht dal valore di oltre 7mila euro, episodio che fonda l’ipotesi di corruzione. Per i fratelli Griffo è stata richiesta la misura cautelare del divieto di dimora in Campania.

Il giudice si è riservato la decisione dopo l’esame della memoria depositata dalla difesa.

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