
Caserta (di Nando Silvestri). Caserta, una città miserrima per quanto concerne la vivibilità quotidiana, non sfoggia soltanto le voragini che si aprono in ogni angolo centrale o periferico dell’ urbe.
Non sfoggia soltanto lo stallo istituzionale e governativo di cui è squallidamente preda, ma eleva anche la pochezza dialettica di chi non ha più niente da dire e da offrire a modus operandi. “Non si tratta di abbattimento, ma di sostituzione” , così la dirigenza della Reggia di Caserta si è espressa a proposito del piano di rimozione dei 750 lecci che adornano la via d’acqua del maestoso complesso vanvitelliano.
Piante viventi che andrebbero opportunamente trattate visto e considerato che mai nessuno si è preoccupato di promuoverne valorizzazione e manutenzione.
Si possono sostituire i calciatori infortunati durante una gara per ovvi motivi di disabilità temporanea, senza rimuoverli peraltro dalla propria condizione atletica. Se si sostituisce un albero con un altro l’ abbattimento del primo è tanto inevitabile quanto imprescindibile, specie se l’operazione di sostituzione dovesse attivare interessi e imprenditorialità celate di parte, avulsi dal contesto storico e paesaggistico.
Se gli alberi sapessero parlare impartirebbero lezioni di buonsenso e glottologia a quanti barattano il coraggio delle parole per la ridondanza dei sofismi. Se gli alberi sapessero parlare si lascerebbero curare fiduciosi dagli uomini virtuosi e, se potessero governare non correrebbero il rischio di “sostituire” gli scriteriati con i parolai preferendo gli esseri pensanti.
Il raduno della Lipu
E’ questo il senso del raduno dei membri della Lipu di ieri, primo febbraio 2026 sulle vie d’ acqua della Reggia di Caserta: nel Terzo Settore il pensiero non ha ancora derogato in favore del delirio.

