
CASTEL VOLTURNO. Un maiale al posto della scheda elettorale. È questo uno dei dettagli più singolari – e allo stesso tempo più rivelatori – che emerge dall’inchiesta sulla campagna elettorale di Castel Volturno, finita al centro di un’indagine che coinvolge nove persone accusate, a vario titolo, di reati elettorali. Tra banconote distribuite in un bar, pressioni sugli elettori e promesse di favori, il “caso del suino” rappresenta il simbolo plastico di un sistema che, secondo l’accusa, avrebbe piegato il voto a logiche di scambio diretto.
Secondo la ricostruzione investigativa, uno degli episodi più eclatanti riguarderebbe Attilio Morrone, che avrebbe ricevuto da Pasquale Marrandino un suino – peraltro privo di documentazione sulla provenienza – insieme alla promessa di un posto di lavoro. Il tutto in cambio del sostegno elettorale suo e della sua famiglia. Un baratto che, nelle carte dell’inchiesta, assume un valore emblematico: il voto come merce, scambiato non solo con denaro ma anche con beni materiali.
Il quadro complessivo delineato dagli inquirenti parla di una macchina organizzata. Al centro vi sarebbe stato un bar della frazione Ischitella, utilizzato – sempre secondo l’accusa – come punto di raccolta e smistamento dei voti. Qui alcuni elettori sarebbero stati convocati, messi in fila e ricompensati con somme in contanti tra i 50 e i 70 euro, dopo aver ricevuto indicazioni precise su lista, candidati e sezione elettorale. Non tutti avrebbero accettato, ma diversi sì, trasformando il locale in una sorta di seggio parallelo.
Accanto al denaro e alle promesse di assunzioni, l’inchiesta racconta anche di pressioni dirette. In particolare, viene contestato un ruolo attivo ad Anna Giacobbe, madre di un candidato della coalizione vincente, accusata di aver seguito e intimidito alcuni elettori il giorno del ballottaggio, accompagnandoli al seggio e promettendo regali pur di orientarne il voto.
Tra i capi più gravi figura infine l’episodio legato alle presunte minacce rivolte a un pastore evangelico, gestore di un parco comunale: secondo l’accusa, il sostegno elettorale sarebbe stato preteso sotto la minaccia di revoca delle concessioni.
Nel mosaico dell’inchiesta, in cui sono coinvolti anche il sindaco di San Cipriano Caterino e il consigliere regionale Giovanni Zannini, il suino resta l’immagine più cruda: un voto pagato non solo in contanti, ma anche in carne, a raccontare un’idea arcaica e distorta della democrazia.

