
SANTA MARIA CAPUA VETERE. Si è concluso nelle ultime ore il procedimento penale per traffico di droga che vedeva imputati Vittorio Merola, soprannominato Bengala, 21 anni, e Antonio Pio Salemme, detto ’o Biondo, 22 anni, entrambi residenti nel centro storico cittadino e assistiti dagli avvocati Antonio Daniele e Carlo De Stavola.
Il giudice ha riconosciuto la responsabilità degli imputati per diverse cessioni di sostanze stupefacenti, disponendo però l’assoluzione dall’imputazione più pesante, quella relativa alla presunta vendita di hashish a un minorenne. Le condanne irrogate risultano più contenute rispetto alle richieste avanzate dalla Procura: per Salemme è stata stabilita una pena di tre anni di reclusione, mentre Merola è stato condannato a due anni e nove mesi. Il pubblico ministero aveva invece sollecitato per entrambi una condanna a quattro anni e sei mesi.
Secondo l’impianto accusatorio illustrato in aula dal sostituto procuratore Carmen D’Onofrio, Merola e Salemme sarebbero stati coinvolti in una competizione per il controllo delle attività di spaccio nel centro storico di Santa Maria Capua Vetere, con riferimento soprattutto alla distribuzione di cocaina e hashish.
Il processo rientra in un filone investigativo più ampio che aveva portato all’iscrizione nel registro degli indagati di altri soggetti, tra cui Cristian D’Ambrosio e Alessandro Viviani. Questi ultimi, scegliendo riti alternativi rispetto al dibattimento ordinario, avevano già ricevuto condanne più pesanti, rispettivamente a sei anni e a cinque anni e un mese di reclusione.
La vicenda giudiziaria si colloca nel quadro dei contrasti tra gruppi criminali attivi nel territorio sammaritano. Le sentenze emesse si intrecciano inoltre con i recenti sviluppi investigativi e gli arresti delle ultime ore, collegati alle tensioni tra la fazione riconducibile a “Santone” e all’omicidio di Emanuele Nebbia.

