
AVERSA/SAN CIPRIANO D’AVERSA. Si chiude senza un colpevole, dopo tredici anni di processi, la vicenda giudiziaria legata alla morte di Emanuele Di Caterino, il ragazzo di 14 anni ucciso nel 2013 ad Aversa durante una lite tra giovanissimi. La quarta sezione della Corte di appello di Napoli ha assolto in via definitiva l’unico imputato, Agostino Veneziano, oggi 29enne e minorenne all’epoca dei fatti, ritenendo che l’omicidio sia avvenuto in un contesto di legittima difesa.
La decisione è arrivata nel pomeriggio di martedì, al termine del terzo giudizio di appello, celebrato dopo due precedenti annullamenti da parte della Corte di Cassazione. I giudici hanno pronunciato una formula piena di assoluzione, stabilendo che il fatto non costituisce reato, accogliendo così la richiesta avanzata dalla pubblica accusa. Già nella precedente udienza, infatti, il procuratore generale aveva sostenuto che l’azione dell’imputato fosse riconducibile a una reazione difensiva.
Il verdetto ha però provocato una forte e composta tensione in aula, soprattutto tra i familiari della vittima. La madre di Emanuele e i parenti presenti hanno manifestato tutto il loro dolore e la loro amarezza per una conclusione giudiziaria che, a loro avviso, non rende giustizia a quanto accaduto. Dopo anni di udienze, perizie e rinvii, la famiglia si è detta profondamente delusa per una sentenza che cancella ogni responsabilità penale per la morte del ragazzo.
Secondo i familiari, restano elementi che non sarebbero stati sufficientemente valorizzati nel corso dei processi, in particolare le modalità con cui Emanuele fu colpito. Il lungo iter giudiziario, iniziato quando la vittima era appena un adolescente, si chiude così lasciando un senso di vuoto e di sconfitta, non solo per chi ha perso un figlio, ma anche per una comunità che attendeva risposte definitive.
La vicenda di Emanuele Di Caterino resta una delle più dolorose pagine di cronaca giudiziaria del territorio casertano. A distanza di tredici anni dai fatti, la parola fine dei giudici non coincide, per la famiglia, con una reale percezione di giustizia.

