
CASERTA. Duomo colmo in ogni ordine di posti, lutto cittadino e una partecipazione intensa e composta. Caserta ha dato l’ultimo saluto a Raffaele Nogaro, scomparso il giorno dell’Epifania all’età di 92 anni, con una celebrazione che ha unito raccoglimento, commozione e forti richiami civili. In prima fila i vescovi della Campania, guidati dal cardinale di Napoli Mimmo Battaglia, insieme a numerose autorità civili e militari.
La cattedrale ha accolto una folla silenziosa e partecipe. Al termine della celebrazione eucaristica, sotto una pioggia insistente, il feretro ha lasciato il Duomo tra lunghi applausi e l’intonazione corale di «Bella ciao», scelta che ha voluto richiamare l’impegno civile e il coraggio pastorale che hanno contraddistinto l’azione episcopale di Nogaro: la sua lotta contro la camorra, contro la corruzione politica e contro ogni forma di illegalità. Una scelta non unanime, ma fortemente simbolica per chi ha riconosciuto nel vescovo una voce libera e scomoda.
Durante la funzione, Luigi Nunziante, storico collaboratore e direttore del periodico diocesano Il Poliedro, ha letto il messaggio di cordoglio del filosofo Massimo Cacciari, legato a Nogaro da una lunga amicizia. Il vicario episcopale Giovanni Vella ha invece dato lettura del messaggio inviato dal segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, con il pensiero riconoscente espresso da Papa Leone.
A ricordare il suo predecessore è stato il vescovo di Caserta Pietro Lagnese: «Desiderava vedere il suo Gesù, mi ha ripetuto sino all’ultimo istante di vita, e in occasione del Te Deum del 31 dicembre del 2008, alla scadenza della sua missione pastorale, fece distribuire a tutti una pubblicazione che potrebbe essere il suo testamento spirituale dal titolo Ho amato la mia gente. Il Sud – ha continuato Lagnese – lo aveva conquistato come per folgorazione. Da qui la necessità di sentirsi casertano». Una scelta confermata anche dal desiderio di restare a Caserta dopo la fine del suo mandato e di essere sepolto nel cimitero cittadino.
«Tanti lo amavano – ha aggiunto Lagnese – e nonostante le critiche e le strumentalizzazioni sulle sue denunce, molti gli hanno ricambiato affetto e stima. Proprio oggi, 43 anni, fa monsignor Nogaro veniva nominato vescovo a Udine. Il nostro grazie per tutto ciò che ha rappresentato il padre vescovo Nogaro e ringrazio il Signore per quanto ci ha offerto attraverso di lui».
Alla cerimonia hanno preso parte anche rappresentanti della comunità musulmana, a testimonianza del dialogo interreligioso che Nogaro aveva promosso tra i primi in Italia, oltre al pastore evangelico Giovanni Traettino, amico personale di Papa Francesco. Presenti inoltre il procuratore generale di Napoli Aldo Policastro, il prefetto di Caserta Lucia Volpe, il questore Andrea Grassi, il parlamentare Stefano Graziano, la commissaria del Comune di Caserta Antonella Scolamiero, il presidente della Provincia Anacleto Colombiano, esponenti regionali, tra cui Mario Morcone, padre Alex Zanotelli, e numerosi volontari. Tra loro anche suor Rita Giaretta, impegnata nel recupero delle donne vittime della tratta, progetto nato anche grazie al sostegno di Nogaro.
Nell’omelia, il cardinale Battaglia ha pronunciato parole destinate a restare: «Oggi la nostra assemblea è avvolta dal silenzio che si fa non assenza, ma partecipazione quando passa un profeta – ha detto nella omelia il cardinale Battaglia -. Il vescovo Raffaele il Vangelo lo ha abitato fino in fondo, senza addomesticarlo…». E ancora: «Padre Raffaele ci ha messo sempre la faccia, difendendo don Peppe Diana… Ora siamo tutti noi a chiederla a te. Grazie, padre Raffaele, per la tua testimonianza di povertà e di libertà».
Al termine della funzione, associazioni e gruppi hanno deposto sul feretro cartelli di saluto. Poi, sul sagrato, l’ultimo applauso e ancora «Bella ciao», cantata sotto la pioggia come segno di gratitudine verso un vescovo che molti hanno definito, senza esitazioni, “del coraggio e della libertà”.

