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Licenziati via WhatsApp a Capodanno: sette famiglie senza lavoro nei cantieri dell’AV

 

Maddaloni/Sant’Agata de’ Goti. Sette famiglie si sono svegliate nel nuovo anno senza lavoro. È l’epilogo di una vicenda che si consuma a cavallo tra il 31 dicembre e i primi giorni di gennaio e che riporta al centro il tema delle tutele occupazionali negli appalti pubblici.

La storia riguarda il servizio di vigilanza armata e non armata nei cantieri per la realizzazione della linea ferroviaria AV/AC Napoli–Bari, nelle postazioni di Sant’Agata de’ Goti e Maddaloni. Una nota società di vigilanza, attiva da decenni su scala nazionale, ha risolto di comune accordo il contratto con la committente. Contestualmente, è stato annunciato il subentro di un’altra azienda, chiamata ad assorbire il personale già impiegato, come previsto dalle clausole sociali del Codice dei contratti pubblici.

Il 23 dicembre viene comunicato il nome della società subentrante. Al tavolo di confronto, alla presenza delle istituzioni e delle organizzazioni sindacali, viene garantito l’assorbimento dei sette operatori, tutti assunti a tempo indeterminato. Una promessa che, però, resta solo sulla carta. Nel giro di poche ore, la nuova società interrompe ogni comunicazione e il passaggio di cantiere non viene mai formalizzato.

Il 30 dicembre la situazione precipita. Il 31 dicembre, e poi definitivamente nei primi giorni di gennaio, ai lavoratori arriva una lettera di licenziamento inviata via WhatsApp. La motivazione è l’“oggettivo esubero”, legato a un passaggio di cantiere che, di fatto, non è mai avvenuto.
Secondo quanto denunciato, la società uscente avrebbe potuto ricollocare il personale su altre postazioni, mentre la subentrante non avrebbe rispettato l’obbligo di assorbimento. Sullo sfondo, anche le responsabilità del committente, chiamato a vigilare sulla solidità tecnico-finanziaria dell’azienda affidataria.

La vicenda è ora al vaglio dei sindacati, degli inquirenti e di un pool di legali. Intanto, sette lavoratori iniziano il 2026 senza certezze, simbolo di una battaglia più ampia sul rispetto delle regole e della dignità del lavoro.

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