
L’aggiornamento
L’imprenditore destinatario del maxi sequestro patrimoniale da oltre 3 milioni di euro eseguito dalla Direzione Investigativa Antimafia di Napoli è Antonio Magliulo, 48 anni, originario di Casal di Principe, già condannato in primo grado a 8 anni e 10 mesi di reclusione per associazione di stampo mafioso.
Il nome di Magliulo era emerso anche nell’ambito del filone investigativo che aveva coinvolto Dante Apicella, relativo ai presunti intrecci tra appalti ferroviari, attività imprenditoriali e interessi economici del clan dei Casalesi.
Un ulteriore elemento riguarda le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Nicola Schiavone, figlio del boss Francesco Schiavone, conosciuto come Sandokan, che aveva citato Magliulo nelle proprie ricostruzioni dei rapporti tra imprenditoria e organizzazione camorristica.
A coordinare l’operazione patrimoniale è stato Antonio Galante, capo del Centro Operativo della DIA di Napoli, alla guida degli investigatori che hanno ricostruito le disponibilità economiche riconducibili all’imprenditore.
Il provvedimento ha portato al sequestro di 11 immobili, tre società, tre beni mobili registrati, compreso un motoscafo di 15 metri, e 33 rapporti finanziari. Il valore complessivo supera i 3 milioni di euro. La misura di prevenzione non è definitiva e può essere impugnata.
Il primo lancio
Casal di Principe/Casapulla. Un patrimonio composto da immobili, società, beni mobili e rapporti finanziari, per un valore complessivo superiore ai 3 milioni di euro, è finito sotto sequestro nell’ambito di un’operazione condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia di Napoli. Il provvedimento riguarda un imprenditore ritenuto un esponente del clan dei Casalesi, storicamente legato alla fazione Schiavone, che avrebbe messo le proprie attività economiche al servizio dell’organizzazione camorristica.
L’operazione è stata eseguita nella mattinata di oggi, venerdì 6 novembre, dagli ufficiali e dagli agenti del Centro Operativo della DIA di Napoli, in esecuzione di un provvedimento di sequestro di beni emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Sezione Misure di Prevenzione.
La misura è stata disposta su proposta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e della Direzione Investigativa Antimafia, al termine di approfonditi accertamenti patrimoniali nei confronti dell’imprenditore.
La condanna nel 2023 e i rapporti con il clan
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo era già stato condannato nel 2023, in primo grado, alla pena di 8 anni e 10 mesi di reclusione, dopo essere stato riconosciuto colpevole del reato di associazione per delinquere di stampo mafioso.
La sentenza, pur non essendo ancora definitiva, aveva accertato in primo grado la sua appartenenza alla consorteria criminale, certificandone la pericolosità sociale.
Gli inquirenti hanno ricostruito uno storico rapporto tra l’imprenditore e il clan dei Casalesi, in particolare con la fazione Schiavone, che sarebbe iniziato addirittura nei primi anni Duemila.
Da allora, secondo le risultanze investigative, l’uomo avrebbe fornito un contributo continuativo alla gestione di specifiche attività criminali, sfruttando anche le proprie imprese operanti nel settore della fornitura di materiali edili.
Le aziende utilizzate per gli appalti pubblici controllati dal clan
Uno degli aspetti più significativi dell’inchiesta riguarda proprio il ruolo delle attività imprenditoriali.
Secondo la ricostruzione della Procura, le aziende dell’uomo avrebbero garantito principalmente la fornitura di materiali edili alle imprese aggiudicatarie degli appalti pubblici controllati dal clan dei Casalesi.
Un sistema che avrebbe consentito all’organizzazione camorristica di esercitare la propria influenza su importanti attività economiche e sulla gestione di lavori pubblici.
L’imprenditore, inoltre, avrebbe assicurato quella che gli investigatori definiscono una vera e propria liquidità finanziaria a disposizione dell’organizzazione criminale.
Non soltanto forniture e disponibilità economiche. L’uomo avrebbe anche messo a disposizione i locali delle proprie aziende per consentire lo svolgimento di riunioni tra appartenenti al clan.
Gli immobili aziendali, dunque, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbero stati utilizzati anche come luoghi di incontro per gli esponenti della consorteria.
Il sistema delle false fatturazioni e del cambio assegni
Particolarmente rilevante è anche il meccanismo economico ricostruito dalla Direzione Investigativa Antimafia.
Le aziende attive nella fornitura di materiali edili sarebbero state utilizzate come strumenti per la gestione delle attività economiche del clan.
In particolare, secondo gli investigatori, attraverso un sistema di cambio assegni e fatturazioni fittizie, il denaro proveniente dalle imprese aggiudicatarie degli appalti pubblici sarebbe stato trasferito agli esponenti dei Casalesi che avevano gestito gli affidamenti.
Un meccanismo che avrebbe permesso di movimentare risorse finanziarie attraverso operazioni commerciali apparentemente regolari.
L’imprenditore viene infatti descritto dagli inquirenti come uno dei soggetti economici che costituivano la struttura imprenditoriale utilizzata a vantaggio dell’associazione camorristica.
Il suo ruolo, secondo la ricostruzione investigativa, non si sarebbe quindi limitato a un sostegno occasionale, ma avrebbe rappresentato un contributo continuativo alle attività del sodalizio criminale.
Patrimonio sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati
A determinare il provvedimento di sequestro sono stati anche gli accertamenti patrimoniali condotti dal Centro Operativo della DIA di Napoli.
Le verifiche hanno evidenziato una consistente sproporzione tra la capacità reddituale dell’imprenditore e le effettive disponibilità patrimoniali e finanziarie riconducibili allo stesso.
Una differenza ritenuta significativa dagli investigatori e posta alla base della proposta di applicazione della misura di prevenzione patrimoniale.
Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha quindi accolto la richiesta, disponendo il sequestro dei beni individuati nel corso delle indagini.
Sequestrati 11 immobili, tre società, un motoscafo e 33 rapporti finanziari
Il provvedimento ha interessato un patrimonio particolarmente articolato, distribuito in diversi comuni della provincia di Caserta.
Nel dettaglio, sono stati sottoposti a sequestro 11 unità immobiliari situate tra Casal di Principe, Casapulla e San Nicola la Strada, alcune delle quali considerate di particolare pregio e valore economico.
La misura ha riguardato anche 3 beni mobili registrati, tra i quali figura un potente motoscafo della lunghezza di 15 metri.
Sotto sequestro sono finite inoltre 3 società e 33 rapporti finanziari, tutti ritenuti riconducibili all’imprenditore destinatario del provvedimento.
Il valore complessivo dei beni sequestrati supera i 3 milioni di euro.
L’operazione rappresenta un ulteriore intervento delle autorità giudiziarie e investigative sul fronte dell’aggressione ai patrimoni ritenuti collegati alla criminalità organizzata, con particolare attenzione alle attività imprenditoriali e ai circuiti economici attraverso i quali i clan avrebbero consolidato la propria presenza nel territorio.
### Il provvedimento non è definitivo
La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, attraverso il comunicato stampa diffuso oggi, 6 novembre 2026, ha precisato che il sequestro eseguito costituisce una misura di prevenzione non ancora definitiva.
I destinatari del provvedimento potranno quindi esercitare i mezzi di impugnazione previsti dalla legge.
La comunicazione ufficiale è stata sottoscritta dal Procuratore della Repubblica Aggiunto Michele Del Prete.
L’intervento della DIA si inserisce nell’attività di contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia legale, con l’obiettivo di individuare e sottrarre alla disponibilità dei soggetti ritenuti collegati ai clan i patrimoni per i quali ricorrono i presupposti delle misure di prevenzione.
Nel caso specifico, al centro degli accertamenti figurano i rapporti tra imprenditoria, forniture edili, appalti pubblici e interessi economici riconducibili alla fazione Schiavone del clan dei Casalesi.

