Mozzarella di bufala DOP, la sfida del futuro: meno burocrazia e più innovazione

Mozzarella di Bufala Campana DOP, eccellenza della filiera bufalina italiana.

Mozzarella DOP, innovazione e meno burocrazia per il futuro della filiera

CASERTA. Meno burocrazia, investimenti nelle nuove tecnologie e maggiore accessibilità agli strumenti digitali. Sono queste le priorità indicate per il futuro della filiera bufalina e della Mozzarella di Bufala Campana DOP al termine del World Buffalo Congress, conclusosi il 30 ottobre a Sorrento.

L’ultima giornata del congresso è stata dedicata proprio al comparto della mozzarella di bufala, con un approfondimento sulle opportunità e sulle criticità che interessano il settore. Al centro del confronto i risultati della ricerca Il comparto zootecnico italiano: stato dell’arte, sfide e opportunità per il Sud Italia, realizzata dall’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano.

Dallo studio emerge un quadro che richiede interventi concreti. Le imprese devono fare i conti con l’aumento dei costi, gli adempimenti amministrativi e un accesso alle tecnologie digitali ancora molto diverso tra le aree del Paese.

Per il direttore del Consorzio di Tutela, Pier Maria Saccani, l’innovazione rappresenta un passaggio strategico per rafforzare la competitività di una produzione che unisce qualità, tradizione e identità territoriale. Un percorso che, però, deve essere accessibile a tutte le aziende e produrre risultati misurabili.

Troppe pratiche amministrative frenano le aziende

Uno dei problemi più rilevanti riguarda il peso della burocrazia sulle imprese zootecniche. Secondo uno studio di Confagricoltura citato nella ricerca, un’azienda di dimensioni medie può arrivare a gestire fino a 20 registri obbligatori e oltre 2.000 registrazioni all’anno.

Non è soltanto il numero degli adempimenti a creare difficoltà. La frammentazione dei sistemi informativi aumenta il rischio di errori, ritardi e sanzioni, sottraendo tempo e risorse alla gestione quotidiana degli allevamenti.

La semplificazione amministrativa diventa quindi una delle condizioni necessarie per sostenere la competitività della filiera e consentire alle imprese di concentrare maggiori energie sulla produzione e sulla qualità.

Agricoltura digitale, il divario tra Nord e Sud

Un’altra criticità riguarda la diffusione delle tecnologie digitali. I dati dell’Osservatorio Smart AgriFood mostrano che nel 2025 l’adozione delle soluzioni di Agricoltura 4.0 ha raggiunto circa il 50% delle aziende al Nord, contro il 33% nel Sud e nelle Isole.

La differenza emerge anche negli allevamenti. I robot autonomi o semi-autonomi utilizzati per le attività in stalla sono presenti nel 29% delle aziende settentrionali, mentre nel Mezzogiorno la percentuale scende all’8%.

A incidere sono soprattutto le dimensioni delle aziende, la disponibilità di capitali, le competenze e la possibilità di sostenere gli investimenti iniziali. Le imprese del Nord mostrano una maggiore capacità di autofinanziare l’innovazione, mentre quelle meridionali ricorrono più frequentemente agli incentivi pubblici.

Secondo la ricerca, l’80% delle aziende agricole ha investito in soluzioni digitali anche grazie alla presenza di incentivi. Soltanto il 21%, invece, avrebbe effettuato gli investimenti indipendentemente dal sostegno disponibile.

Nel Sud gli interventi riguardano in particolare la gestione delle risorse idriche, la salute del suolo e la qualità alimentare.

Intelligenza artificiale e benessere degli animali

Tra gli strumenti destinati a incidere sul futuro del comparto agroalimentare c’è anche l’intelligenza artificiale. Le sue applicazioni stanno entrando progressivamente nel settore primario, soprattutto nelle attività di campo, che rappresentano il 62% delle oltre 130 progettualità censite dall’Osservatorio Smart AgriFood.

In zootecnia, queste tecnologie possono supportare il monitoraggio della salute e del benessere degli animali, la gestione delle mandrie, il controllo della produzione e della qualità del latte. Altre applicazioni riguardano il monitoraggio delle infrastrutture e il miglioramento genetico.

Il tema interessa direttamente la filiera bufalina. Secondo i dati censuari riportati nello studio, il 63% delle aziende con bufalini si trova nel Mezzogiorno e nelle Isole. Un dato che conferma il peso strategico del Sud Italia per il settore e rende ancora più importante ridurre le differenze nell’accesso alle tecnologie e alle risorse destinate alla ricerca.

La tecnologia deve difendere la qualità della mozzarella dop

L’innovazione, tuttavia, non deve modificare l’identità del prodotto. Per il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana DOP, le nuove tecnologie devono servire a migliorare i processi produttivi e a rafforzare le caratteristiche che rendono questa eccellenza riconoscibile.

Qualità della materia prima, legame con il territorio, rispetto del disciplinare e tracciabilità restano elementi centrali. Il progresso tecnologico deve quindi accompagnare la filiera senza allontanarla dalle proprie radici.

Il presidente del Consorzio, Domenico Raimondo, sottolinea la necessità di rendere l’innovazione concretamente accessibile alle imprese, soprattutto nel Mezzogiorno. Servono procedure più semplici, incentivi efficaci e strumenti condivisi per sostenere gli investimenti.

La sfida è difendere un patrimonio produttivo che rappresenta una risorsa economica e identitaria per il territorio. La mozzarella di bufala campana DOP guarda al futuro, ma la sua competitività dovrà continuare a poggiare sulla qualità, sulla tradizione e sul rapporto con le comunità che la producono.

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