Timbri falsificati e firme contraffatte sui documenti dei rifiuti: due imprenditori alla sbarra

Maddaloni. Si è aperto davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere il processo che vede imputati due imprenditori attivi nel settore dello smaltimento dei rifiuti, accusati, in concorso, di truffa aggravata continuata e sostituzione di persona aggravata.

Alla sbarra sono finiti Giovanni Izzo, 56 anni, di Sant’Agata de’ Goti, e il figlio Fabrizio Izzo, 31 anni, di Maddaloni, titolari della società Ecologia Unitrans Srl. Entrambi sono difesi dagli avvocati Filippo Barbieri Spirito e Simone Colavecchi.

Il procedimento, avviato a seguito del rinvio a giudizio richiesto dalla Procura sammaritana, è entrato nella fase dibattimentale dinanzi al giudice Giorgio Pacelli. Al centro della prima udienza anche alcune questioni preliminari sollevate dalla difesa, tra cui quella relativa alla competenza territoriale.

I legali dei due imputati hanno infatti chiesto che il procedimento venga trasferito al Tribunale di Benevento, ritenendolo territorialmente competente. Il giudice Pacelli si è riservato di decidere sull’eccezione e, dunque, sulla sede giudiziaria nella quale dovrà proseguire il processo.

Le accuse: formulari falsi e utilizzo del timbro di un’altra società

La vicenda risale alla fine del 2017 e riguarda un contratto di servizi per lo smaltimento dei rifiuti stipulato con la società ML di Giuseppe Maccarone, con sede a Durazzano.

Secondo la ricostruzione della Procura, i due imprenditori avrebbero messo in atto una serie di artifici e raggiri durante l’esecuzione del rapporto contrattuale, arrivando a rilasciare formulari relativi allo smaltimento dei rifiuti ritenuti falsi dagli inquirenti.

Non solo. L’accusa ipotizza anche che padre e figlio avrebbero utilizzato un timbro contraffatto della società Vigliotti Srl di Limatola, sostituendosi a Bartolo Vigliotti, legale rappresentante dell’impresa, e falsificandone le firme.

Condotte che, secondo la prospettazione accusatoria, avrebbero consentito di far apparire come proveniente dalla società Vigliotti documentazione che quest’ultima non avrebbe invece sottoscritto.

La denuncia e la costituzione di parte civile

Il procedimento trae origine dalla denuncia presentata attraverso gli avvocati Gaetano e Raffaele Crisileo, legali di Giuseppe Maccarone e Bartolo Vigliotti, individuati come persone offese nella vicenda.

Entrambi hanno deciso di costituirsi parte civile nel processo, con l’assistenza dell’avvocato Crisileo, per far valere le proprie ragioni nelle sedi giudiziarie.

Resta ora da sciogliere il nodo della competenza territoriale. Sarà il giudice Giorgio Pacelli a stabilire se il procedimento dovrà proseguire davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere oppure essere trasferito a Benevento, come richiesto dalla difesa.

Le contestazioni sono ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria e la responsabilità degli imputati dovrà essere accertata nel corso del processo, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.

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