
La Corte di Assise di Appello di Napoli ha confermato le statuizioni civili a favore dei familiari dell’operaio morto di mesotelioma dopo oltre 30 anni di esposizione all’amianto nello stabilimento di Bagnoli
Regionale. Il reato è estinto per prescrizione, ma restano confermate le statuizioni civili. È la decisione pronunciata il 27 ottobre dalla Corte di Assise di Appello di Napoli nel procedimento Eternit bis che vede imputato l’imprenditore svizzero Stephan Ernst Schmidheiny, ex vertice del gruppo Eternit, per la morte di un operaio dello stabilimento di Bagnoli, deceduto nel 2009 a causa di un mesotelioma peritoneale.
La Corte, presieduta dal giudice Roberto Donatiello, ha confermato le statuizioni civili della sentenza di primo grado e disposto la rifusione delle spese legali alle parti civili, tra cui l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), assistito dall’avvocato Flora Rose Abate.
Oltre trent’anni di esposizione all’amianto a Bagnoli
La vicenda riguarda un lavoratore che aveva prestato servizio nello stabilimento di Bagnoli dal 1954 al 1985. Nel corso della sua attività era stato esposto a lungo alle polveri di amianto, svolgendo diverse mansioni, dallo scarico dei sacchi contenenti il minerale alle lavorazioni nei reparti tubi e torni. Nel 2007 era arrivata la diagnosi di mesotelioma. Due anni più tardi, nel 2009, l’operaio era morto a causa della malattia.
Una storia che si è intrecciata per anni con il procedimento giudiziario Eternit bis, nato a Torino e successivamente trasferito a Napoli, con al centro le responsabilità legate alla morte del lavoratore e le richieste risarcitorie avanzate dai familiari e dalle altre parti civili.
Il percorso giudiziario e il nuovo giudizio in appello
Nel 2022 la Corte di Assise aveva riconosciuto la responsabilità dell’imputato per omicidio colposo, dopo aver riqualificato l’originaria accusa di omicidio volontario. La sentenza aveva affrontato anche le richieste risarcitorie delle parti civili.
Dopo la pronuncia d’appello del 2024, nel febbraio 2025 la Corte di Cassazione aveva disposto un nuovo giudizio, chiedendo di approfondire la motivazione sul nesso causale tra l’esposizione all’amianto e la morte dell’operaio.
Con la decisione del 27 ottobre 2026, la Corte di Assise di Appello di Napoli ha dichiarato estinto per prescrizione il reato, confermando però le statuizioni civili della sentenza di primo grado.
Prescrizione e risarcimenti: la posizione dell’ONA
La prescrizione estingue il reato, ma non equivale a un’assoluzione nel merito. Nel caso in esame, la conferma delle statuizioni civili mantiene gli effetti della precedente decisione sul versante risarcitorio, secondo quanto previsto dall’articolo 578 del codice di procedura penale.
Per l’Osservatorio Nazionale Amianto, la pronuncia rappresenta un passaggio importante per i familiari della vittima e per il riconoscimento delle conseguenze dell’esposizione professionale all’amianto.
«Il tempo ha cancellato il reato, ma non la responsabilità», dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA.
«Dopo anni di battaglie giudiziarie, questa decisione rappresenta un risultato importante per la famiglia della vittima e per tutti i lavoratori di Bagnoli che hanno respirato amianto senza essere adeguatamente protetti. La prescrizione resta una ferita, perché il trascorrere del tempo non può cancellare il diritto alla giustizia».
Bonanni sottolinea inoltre che l’associazione aveva chiesto alla Corte di pronunciarsi sugli effetti civili della vicenda. «Come ONA abbiamo chiesto che la Corte si pronunciasse comunque sugli effetti civili e il dispositivo va in questa direzione. Continueremo a batterci per garantire processi in tempi certi e risarcimenti effettivi alle vittime dell’amianto».
La decisione chiude un ulteriore passaggio del procedimento giudiziario, lasciando confermate le statuizioni civili a tutela dei familiari dell’operaio morto dopo l’esposizione all’amianto.
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