
Marcianise/San Nicola la Strada. Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giovanni Buonanno sono tornate all’attenzione degli investigatori nell’ambito dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sull’ingerenza del clan Belforte nei lavori legati all’Alta velocità. Nel suo racconto, però, il pentito avrebbe riferito anche di attività e interessi attribuiti a Camillo Belforte in diverse località del Casertano.
Camillo è il figlio di Mimì Mezzacane, indicato come boss del clan. Secondo quanto riferito da Buonanno ai magistrati, gli interessi avrebbero riguardato soprattutto Marcianise, San Nicola la Strada e Caserta. Le dichiarazioni riportate chiamano in causa una ditta riconducibile a Camillo Belforte, che avrebbe eseguito lavori in una discoteca e in alcune abitazioni private a San Nicola la Strada.
Tra gli interventi menzionati dal collaboratore di giustizia ci sarebbe anche quello in un locale situato lungo viale Carlo III. Buonanno avrebbe inoltre parlato della costruzione di numerosi appartamenti nella stessa città. «Abbiamo costruito molti appartamenti a San Nicola», è la frase attribuita al pentito nel resoconto delle sue dichiarazioni.
Nel racconto, il ruolo di Camillo Belforte non sarebbe stato limitato alla frequentazione degli ambienti imprenditoriali. Secondo quanto riferito ai magistrati, avrebbe seguito direttamente l’organizzazione dei lavori e la gestione delle attività. Si tratta di elementi contenuti nelle dichiarazioni del collaboratore, che dovranno essere valutati dagli inquirenti nel quadro complessivo dell’indagine.
L’inchiesta della Dda riguarda l’ipotesi di condizionamenti del clan Belforte negli appalti per l’Alta velocità. Le parole di Buonanno, dunque, si inseriscono in un filone più ampio di accertamenti, che punta a ricostruire presenze, rapporti e interessi attribuiti al gruppo criminale sul territorio. Le circostanze riferite dal pentito restano dichiarazioni investigative e non costituiscono, da sole, prova di responsabilità.

