Maresciallo morto, nuovi esami sulla pistola: la chiave del giallo

CURTI. La morte del giovane maresciallo Giovanni Sparago: nuovi accertamenti sulla pistola, resta il mistero

Non è stato ancora sciolto il mistero che avvolge la morte del giovane maresciallo dei carabinieri Giovanni Sparago, originario di Curti, deceduto a soli 25 anni lo scorso 18 aprile nei locali del Comando Provinciale dell’Arma a La Spezia. Il militare prestava servizio presso la Stazione Carabinieri di Borghetto Vara, sempre in Liguria.

Suicidio, istigazione al suicidio oppure omicidio colposo? Sono queste le ipotesi sulle quali continua a concentrarsi l’attenzione, a oltre sei mesi dalla tragedia. Una vicenda particolarmente complessa, sia per la ricostruzione della dinamica dell’accaduto sia per la ricerca di elementi probatori in grado di chiarire definitivamente le circostanze della morte.

Il pubblico ministero Monica Burani, della Procura ligure, che coordina il procedimento attualmente iscritto per istigazione al suicidio, ha già disposto diversi accertamenti tecnici.

Inizialmente è stata nominata la consulente medico-legale Martina Drommi, incaricata di eseguire l’autopsia. Successivamente sono intervenuti i RIS di Parma, che hanno effettuato gli esami Stub sul corpo del maresciallo, rilevando soltanto otto particelle riconducibili a bario, antimonio e piombo. È stata inoltre incaricata la consulente Silvia Spallarossa per la realizzazione delle copie forensi dei dispositivi elettronici appartenuti al giovane carabiniere.

La novità più importante è arrivata nelle ultime ore. Il pubblico ministero ha accolto una delle richieste avanzate dagli avvocati Raffaele e Gaetano Crisileo, legali dei genitori di Giovanni Sparago, disponendo nuovi accertamenti genetici, dattiloscopici e balistici sulla pistola.

Le operazioni dovranno essere eseguite e coordinate preventivamente sotto la direzione dell’autorità giudiziaria.

La famiglia Sparago ha intanto nominato un ulteriore consulente tecnico di parte: il dottor Ugo Ricci, specialista in Genetica Medica e dottore di ricerca in Scienze Forensi.

Ricci si aggiunge al gruppo di esperti già individuato dagli avvocati Crisileo, composto dal dottor Paride Minervini, perito balistico, dalla professoressa Katia Sartori, criminologa, dal professor Silvestro Mauriello, ordinario di Medicina Legale all’Università di Tor Vergata, e dal dottor Luca De Gregorio, esperto informatico e di copie forensi.

 

Il nuovo consulente sarà chiamato a eseguire e coordinare gli accertamenti genetici, dattiloscopici e balistici secondo il protocollo Interpol, che prevede la ricerca di tracce di DNA e impronte latenti sull’arma da fuoco utilizzata in servizio dal maresciallo.

 

L’obiettivo è individuare eventuali tracce biologiche e impronte che possano contribuire a stabilire chi abbia maneggiato la pistola Beretta.

 

Gli esami saranno effettuati insieme a un consulente che verrà nominato dalla Procura e dovrebbero svolgersi in tempi brevi.

 

Soltanto dopo questa fase sarà possibile definire la sequenza delle ulteriori attività tecnico-forensi e procedere con gli accertamenti irripetibili già affidati al dottor Emanuele Paniz, incaricato di esaminare il bossolo e l’ogiva rinvenuti accanto al corpo del militare.

 

La decisione del pubblico ministero recepisce dunque le osservazioni formulate dagli avvocati Crisileo, che avevano evidenziato la necessità di effettuare preventivamente le analisi genetiche e dattiloscopiche sulla pistola e sui reperti collegati.

 

Secondo i legali, questi approfondimenti potrebbero fornire elementi fondamentali per ricostruire la dinamica dell’accaduto e contribuire a fare chiarezza su una vicenda che continua a presentare numerosi interrogativi.

 

Intanto i genitori di Giovanni Sparago chiedono di essere nuovamente ascoltati personalmente dal pubblico ministero. La famiglia intende riferire ulteriori informazioni in proprio possesso, ritenute potenzialmente utili per l’accertamento dei fatti.

 

Resta inoltre al centro dell’attenzione il risultato degli esami Stub: le otto particelle rilevate sul corpo del maresciallo rappresentano, secondo i legali della famiglia, un elemento che merita ulteriori approfondimenti e che non consentirebbe, da solo, di considerare definitivamente chiarita la vicenda come un suicidio.

 

Le nuove analisi sulla pistola potrebbero dunque rappresentare un passaggio decisivo per fare luce sulla morte del giovane carabiniere e fornire finalmente risposte ai familiari, che da oltre sei mesi attendono di conoscere la verità.

 

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