Tav, imprenditore in cella dopo telefonata di 35 minuti: arrestato pure il socio

Marcianise. Le conversazioni intercettate e le attività svolte durante i domiciliari sono al centro dell’ordinanza con cui il gip di Napoli ha aggravato le misure cautelari per Dante Salzillo e Giandomenico Colella, indagati nell’inchiesta sugli appalti Tav. Salzillo è stato trasferito in carcere; per Colella sono stati disposti gli arresti domiciliari, con il divieto di comunicare con persone diverse dai conviventi e da chi lo assiste.

La decisione, firmata il 19 ottobre, arriva dopo una richiesta del pubblico ministero e un’informativa della Guardia di Finanza. Il giudice ritiene che Salzillo abbia violato in più occasioni le prescrizioni imposte, comunicando con persone esterne all’abitazione e continuando a interloquire con Colella, anche attraverso la moglie, indicata nell’ordinanza come intermediaria. Per il gip, il comportamento non sarebbe stato episodico e dimostrerebbe un persistente disinteresse per i divieti.

Tra gli elementi valutati figura una conversazione del 5 ottobre, durata circa 35 minuti. Secondo la ricostruzione riportata nell’ordinanza, Colella e Salzillo discussero delle misure cautelari, degli sviluppi processuali e delle strategie difensive. Nel dialogo furono affrontati anche i rischi di un eventuale sequestro della società e le posizioni di altri indagati. Salzillo sarebbe intervenuto direttamente, nonostante si trovasse ai domiciliari.

Un secondo episodio risale al 12 ottobre e riguarda la sottrazione delle chiavi di alcuni mezzi aziendali riconducibili alla società Areco. Sempre secondo gli atti, Salzillo avrebbe assunto telefonicamente la gestione dell’emergenza, impartendo indicazioni alla moglie e ad altri interlocutori: chiedeva di controllare le chiavi, individuare i mezzi interessati, mettere in sicurezza i veicoli e presentare denuncia ai Carabinieri. Le conversazioni documenterebbero anche contatti con Colella e ulteriori disposizioni per verificare le duplicazioni delle chiavi e le telecamere.

Il gip osserva che, per Salzillo, le violazioni ripetute e la gravità della condotta rendono necessaria la custodia in carcere. Quanto a Colella, pur rilevando che i contatti con Salzillo non costituivano di per sé una violazione delle prescrizioni allora applicate, il giudice considera gli elementi emersi e il suo comportamento, ritenuto ancora attivo nelle comunicazioni e nelle questioni processuali.

La misura è stata dunque aggravata sulla base delle condotte contestate agli indagati e ricostruite negli atti. La loro responsabilità per i fatti dell’inchiesta dovrà essere accertata nelle successive fasi del procedimento.

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