Concessioni e camorra, stangata per lido sotto sequestro

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CASTEL VOLTURNO.Resta sotto sequestro il Lido dei Gabbiani, stabilimento balneare di Pinetamare riconducibile a Luigi Russo. La quinta sezione della Corte di Cassazione, presieduta da Rosa Pezzullo, ha respinto il ricorso contro l’ordinanza del Riesame di Santa Maria Capua Vetere, confermando il vincolo sull’area demaniale di Riviera Fontana Bleu.

Il provvedimento preventivo era stato disposto dalla gip Angela Mennella. A Russo vengono contestate l’occupazione abusiva del demanio, l’inosservanza dei limiti della proprietà e false dichiarazioni sulle proprie condizioni personali.

Gli accertamenti, coordinati dalla Procura sammaritana, sono stati condotti dalla Guardia di Finanza di Caserta e Mondragone insieme all’Ufficio locale marittimo di Castel Volturno. Al centro delle verifiche figurano cinque concessioni rilasciate dal Comune e le successive richieste riguardanti la gestione dello stabilimento.

Secondo la ricostruzione investigativa, nel luglio 2025 Russo avrebbe presentato un’istanza per trasferire alla società da lui amministrata la titolarità di alcune concessioni. All’autocertificazione antimafia avrebbe omesso di riportare una condanna definitiva per delitti aggravati dall’agevolazione mafiosa, dichiarando l’assenza di condizioni ostative.

L’analisi dei corrispettivi telematici avrebbe inoltre documentato l’apertura dell’attività tra giugno e settembre 2025, con incassi complessivi pari a 60.698,59 euro.

La difesa ha sostenuto che Russo ritenesse legittima l’occupazione, essendo lo stabilimento precedentemente restituito alla sua disponibilità. Ha inoltre evidenziato che la condanna non compariva nel certificato del casellario allegato alla dichiarazione, prospettando un errore sulla propria posizione.

La Suprema Corte ha giudicato infondate queste argomentazioni. I giudici hanno richiamato le condanne definitive per turbata libertà degli incanti, intestazione fittizia e reati relativi alle armi, tutti aggravati dall’agevolazione mafiosa.

Per la Cassazione, il ricorso non indicava elementi concreti capaci di dimostrare l’evidente assenza dell’elemento soggettivo. Confermata anche la valutazione sul rischio che la disponibilità dell’area potesse prolungare o aggravare gli effetti dell’occupazione contestata.

Il rigetto lascia quindi pienamente efficace il sequestro preventivo disposto sull’area demaniale occupata dallo stabilimento balneare.

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