
Un’intercettazione del maggio 2020 al centro delle indagini sul presunto gruppo Gagliardi-Villanova. Il materiale è ora esaminato nel processo con 33 imputati
SAN FELICE A CANCELLO. I carabinieri del nucleo operativo del Comando Provinciale di Caserta stavano ormai stringendo il cerchio attorno al presunto gruppo Gagliardi-Villanova. Sequestri di droga e denaro, arresti di pusher della zona e una fitta rete di intercettazioni avevano messo a dura prova l’organizzazione, privandola progressivamente di diversi riferimenti sul territorio. È in questo clima che matura una conversazione particolarmente significativa, nella quale si parla addirittura di un possibile agguato proprio ai militari dell’Arma impegnati nelle indagini.
Siamo al 20 maggio 2020, nella fase conclusiva delle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e condotte sul campo dai carabinieri del Comando Provinciale di Caserta sul traffico di droga nella Valle di Suessola. Gli stessi militari che stavano ricostruendo le attività del presunto sodalizio sarebbero diventati il bersaglio delle intenzioni violente emerse nella conversazione intercettata.
Gli investigatori avevano intensificato le attività nei confronti del presunto sodalizio, colpendo anche diversi spacciatori che, secondo la ricostruzione accusatoria, si rifornivano proprio dal gruppo Gagliardi-Villanova.
Sotto strettissimo controllo era soprattutto il 51enne Luca Gagliardi, insieme alla moglie Giovanna Iossa, entrambi indagati nel procedimento attualmente al centro del dibattimento davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Tra i soggetti maggiormente intercettati figurava anche il cugino Luca Villanova.
Un monitoraggio investigativo particolarmente esteso, quasi un Grande Fratello, che aveva interessato l’intero nucleo familiare Gagliardi-Villanova, consentendo ai carabinieri di raccogliere un’enorme quantità di conversazioni e materiale ritenuto rilevante per l’accusa. Una famiglia intera che campa sulla droga, tutti coinvolti, fratelli, sorelle, cognate e nipoti. Questo emerge dalle indagini, e soprattutto guadagni e vendite di chili e chili di sostanza stupefacente. Erano quelli che incassavano di più.
L’intercettazione del 20 maggio 2020
Proprio in una di queste intercettazioni ambientali, registrata all’interno di una Fiat Punto utilizzata da Gagliardi, emerge un dialogo con un commerciante della zona, non indagato nel procedimento.
Gagliardi invita l’interlocutore a non dimenticare una determinata vicenda e pronuncia una frase che, secondo l’annotazione della polizia giudiziaria, viene accompagnata dalla simulazione di colpi di arma da fuoco: «Non dobbiamo uccidere nessuno però devi fare “po, po, po”».
Il commerciante prospetta la possibilità di far picchiare qualcuno, anche ricorrendo ad alcuni albanesi, in modo che nessuno possa risalire a Gagliardi.
Quest’ultimo replica: «Con te con te… vedi dove devi “appizzare”».
Poi aggiunge: «Organizza tu..!».
Il commerciante risponde: «Eh… solo tu».
Gagliardi insiste: «No dico tu hai detto albanese… no albanese?».
Il commerciante replica: «Stanno quei albanesi nella piazza ..sopra…».
«Dici tieni ci serve…a posto!», afferma Gagliardi.
A quel punto il commerciante pronuncia un’altra frase particolarmente esplicita: «Li facciamo uccidere di mazzate…».
Gagliardi risponde: «Che lui su questa cosa ci conta… ci ha messo il pensiero».
Nella conversazione il riferimento ai carabinieri
Nel prosieguo della conversazione il riferimento diventa ancora più preciso: Gagliardi parla dei carabinieri e della possibilità di verificare chi si sarebbe recato dall’interlocutore.
Il dialogo è contenuto in un’annotazione di polizia giudiziaria relativa alle registrazioni ambientali acquisite nell’inchiesta coordinata dalla DDA di Napoli e materialmente sviluppata dai carabinieri del Comando Provinciale di Caserta, gli stessi investigatori finiti al centro dei propositi di aggressione.
Gli elementi investigativi al vaglio del Tribunale
Si tratta di uno dei numerosi elementi investigativi raccolti nei confronti del presunto gruppo Gagliardi-Villanova. Le conversazioni, insieme ai sequestri, agli arresti e agli altri accertamenti, costituiscono parte del materiale sottoposto all’esame dei giudici nel processo che coinvolge complessivamente 33 imputati.
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