Assunzione imposta al supermercato, verdetto per il fratello del boss

MARCIANISE. Quattro anni e otto mesi di reclusione per Roberto Trombetta, fratello di Luigi, indicato come boss del clan Belforte. È la sentenza pronunciata dal gup Bianco del Tribunale di Napoli al termine del processo celebrato con rito abbreviato per una vicenda di tentata estorsione legata alla richiesta di assumere una ragazza in un supermercato della città.

Il giudice ha riconosciuto l’aggravante del metodo mafioso, escludendo invece quella relativa alla finalità di favorire l’organizzazione criminale, conosciuta anche come clan dei Mazzacane. Una distinzione che rappresenta uno degli aspetti centrali del verdetto di primo grado.

Durante la requisitoria, il pubblico ministero Lalia Morra aveva sollecitato una pena di sette anni. La condanna stabilita dal gup risulta dunque inferiore rispetto alla richiesta formulata dall’accusa. La difesa, affidata all’avvocato Francesco Liguori, aspetterà il deposito delle motivazioni per esaminare il percorso seguito dal giudice e valutare l’eventuale impugnazione in Appello.
L’episodio al centro del procedimento risale all’estate del 2025. Stando alla ricostruzione accusatoria, Trombetta avrebbe incontrato il proprietario dell’attività commerciale per chiedergli di dare un impiego a una giovane. In occasione di un successivo confronto, quella sollecitazione sarebbe stata ribadita attraverso espressioni considerate allusive e intimidatorie.

Rivolgendosi all’imprenditore, l’imputato avrebbe fatto intendere che la richiesta provenisse da altre persone, invitandolo a comprenderne il significato. A raccogliere quelle parole furono i carabinieri, che si trovavano all’interno del supermercato proprio durante l’incontro.

Le frasi ascoltate dai militari vennero successivamente riportate nell’informativa investigativa dalla quale scaturì l’arresto.
Per gli inquirenti, le pressioni esercitate sul commerciante si inserivano in una dinamica di controllo mafioso del territorio. Il giudice, pur ravvisando il ricorso al metodo mafioso nella condotta contestata, non ha riconosciuto che l’azione fosse finalizzata ad agevolare il clan Belforte. Le motivazioni chiariranno gli elementi posti alla base di questa valutazione e della determinazione della pena inflitta all’imputato nel giudizio abbreviato.

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