
CASAL DI PRINCIPE. Una parte dei proventi delle presunte truffe sui bonus edilizi sarebbe stata destinata al clan dei Casalesi. Altre somme, secondo gli investigatori, sarebbero state spese per sostenere un tenore di vita elevato oppure reinvestite in attività commerciali, tra cui il noleggio di automobili. È su questo possibile percorso del denaro che si intrecciano due inchieste della Direzione distrettuale antimafia di Napoli: quella della Guardia di finanza sulle frodi fiscali e quella dei carabinieri di Casal di Principe sul presunto ritorno alla criminalità del boss Pasquale Apicella, detto “o’ bellomm”.
Dopo Salvatore Diana, soprannominato “Zecchinetta”, nelle due vicende compare il nome di Massimo Bianco, 55 anni, cugino del boss Augusto Bianco. Per i magistrati, nell’indagine sui bonus, Bianco e Diana avrebbero promosso e organizzato un sistema basato sulla creazione e sulla cessione di crediti d’imposta ritenuti inesistenti. Avrebbero inoltre gestito società intestate a prestanome e diretto le operazioni. Dal settembre 2021, la gestione quotidiana sarebbe stata affidata a Franco Cristiano, mentre Bianco e Diana avrebbero mantenuto la guida strategica.
Il collegamento con i noleggi emerge dalle dichiarazioni di Vincenzo D’Angelo, genero del boss Francesco Bidognetti e collaboratore di giustizia dal dicembre 2022. D’Angelo ha riferito che un parente di Luigi Tartarone, collaboratore di giustizia, all’epoca fidanzato con la figlia di Massimo Bianco, avrebbe impiegato denaro di quest’ultimo in diverse attività, compreso un noleggio di auto a Villa di Briano, oggi chiuso. Il giovane non risulta indagato. Da quanto emerge, queste circostanze non sono al momento oggetto di specifiche contestazioni e necessitano di ulteriori riscontri.
Un altro episodio riguarda una presunta richiesta di denaro che Michele Bianco, figlio del boss Augusto e non indagato, avrebbe rivolto a Diana con messaggi audio. Apicella avrebbe criticato l’iniziativa perché Diana era socio del parente Massimo Bianco. Anche questi elementi dovranno essere verificati. Tutti gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale condanna definitiva.

