Ras vuole vino e birra in cella, giudici: “Non é un diritto”

Villa Literno. La Cassazione ha stabilito che acquistare e consumare alcolici in cella non costituisce un diritto del detenuto. La decisione riguarda Massimo Ucciero, 46 anni, detenuto nel carcere di Oristano e indicato come esponente del gruppo camorristico Tavoletta-Ucciero, attivo a Villa Literno durante la faida con la fazione Bidognetti, conclusasi nel 2004.

La vicenda giudiziaria era partita da un reclamo presentato da Ucciero. Il magistrato di sorveglianza di Cagliari lo aveva accolto, mentre il Tribunale di sorveglianza aveva successivamente respinto il ricorso del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e del Ministero della Giustizia. Secondo il tribunale, un divieto generalizzato di acquistare alcolici poteva risultare sproporzionato.

La Suprema Corte ha ribaltato questa impostazione, dando ragione al Dap e al Ministero. Per i giudici, la possibilità di comprare vino o birra e consumarli nella propria cella rientra nell’organizzazione della vita carceraria: non è un diritto soggettivo del detenuto. Di conseguenza, contro una decisione di questo tipo non è possibile presentare reclamo.

Nella motivazione, la Cassazione ha ricordato che la detenzione comporta limitazioni inevitabili della sfera personale. Restrizioni che possono essere ancora più stringenti per chi è assegnato a circuiti di alta sicurezza per reati di criminalità mafiosa.

Ucciero era stato arrestato nel 2003, quando aveva 23 anni. Insieme a Cesare Tavoletta, era considerato uno dei vertici del gruppo. Conosciuto come “Capa spaccata”, ha ricevuto una condanna a 23 anni nel procedimento per l’omicidio di Di Fraia e il tentato omicidio di Lucia Griggo, che all’epoca dei fatti aveva 12 anni. Per uno dei procedimenti fu giudicato dal tribunale per i minorenni, poiché non era ancora maggiorenne al momento dei fatti.

 

 

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