
Casal di Principe. Avrebbe deciso di costituirsi nel carcere di Vicenza, dove si trova già detenuto uno dei suoi figli, anch’egli destinatario dello stesso provvedimento di carcerazione. Si è conclusa così, attorno alle 15, la fuga di Luciano Donadio, 60 anni, originario di Casal di Principe, ritenuto al vertice della ramificazione del clan dei Casalesi radicata nel Veneto orientale, in particolare nel territorio di Eraclea.
L’uomo, ricercato dallo scorso 6 ottobre, deve espiare una pena di 30 anni di reclusione, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Venezia.
Donadio si era trasferito a Eraclea alla fine degli anni Novanta. Secondo quanto ricostruito nella sentenza definitiva, per quasi vent’anni avrebbe esercitato un ruolo di primo piano nel territorio, sia attraverso un gruppo di imprese operanti nel settore edilizio sia alla guida di una struttura criminale collegata al clan dei Casalesi.
Un’organizzazione che aveva esteso la propria influenza lungo il litorale veneto, anche attraverso rapporti con esponenti della politica e dell’imprenditoria locale. Minacce ed estorsioni erano tra gli strumenti utilizzati per consolidare il controllo del territorio.
Il potere raggiunto da Donadio era tale che, secondo la ricostruzione giudiziaria, alcune persone si rivolgevano a lui anche per risolvere controversie private, dal recupero dei crediti alle liti, evitando le normali vie legali.
Una sorta di «Stato parallelo», come lo aveva definito Christian Sgnaolin, inizialmente considerato uno dei suoi uomini di fiducia e successivamente diventato collaboratore di giustizia.
L’inchiesta, ripartita nel 2009, è stata condotta dal pubblico ministero Roberto Terzo, affiancato durante il processo dalla collega Federica Baccaglini.
Tornando alle ultime ore, le ricerche di Donadio sono state condotte dalla Squadra mobile di Venezia, con il supporto del Servizio Centrale Operativo e della Squadra mobile di Caserta, sotto il coordinamento della Procura Generale veneziana.
Attraverso una complessa attività investigativa, supportata da numerose intercettazioni, gli agenti hanno accertato che il 60enne, mantenendo i contatti con i familiari più stretti, avrebbe maturato l’intenzione di presentarsi nel penitenziario vicentino.
Il costante scambio di informazioni tra le Squadre mobili di Venezia e Vicenza ha consentito di localizzarlo nelle aree di pertinenza della struttura carceraria, prima della sua formale identificazione.
Donadio è stato quindi accompagnato, d’intesa con la Polizia Penitenziaria, presso gli uffici della Polizia di Stato per la redazione degli atti e l’esecuzione dell’ordine di carcerazione.
Si sono così concluse le ricerche del 60enne, destinato a scontare la pena trentennale stabilita dalla giustizia veneziana.

