
VILLA LITERNO. Dieci persone indagate, quattro raggiunte da misure cautelari e un sistema di sfruttamento dei lavoratori agricoli che avrebbe garantito manodopera a bassissimo costo nelle campagne del Casertano. Emergono i nomi delle persone coinvolte nell’inchiesta sul caporalato coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, che ha ricostruito un’organizzazione attiva tra Villa Literno, Casal di Principe e Grazzanise.
Il giudice per le indagini preliminari Orazio Rossi ha disposto l’obbligo di dimora a Mondragone per Mohammed Ben Hammad, 66enne marocchino soprannominato “zio”. Obbligo di presentazione ai carabinieri, invece, per Leonard Istrefi, detto “Leo”, 28enne albanese residente a Villa Literno; Satpal Singh, soprannominato “Espì”, 48enne indiano, e Hari Bhushan, conosciuto come “Pandit”, 30enne indiano, questi ultimi due senza fissa dimora.
Nell’elenco degli altri indagati figurano Agostino Salzano, 38enne imprenditore agricolo di Villa Literno, la compagna albanese Mirjeta Lusha, 43 anni, Ergys Plaku, detto “Eddy”, 37enne albanese residente a Napoli, Costantino Esposito, 48enne napoletano, Boukhari Derbali, detto “Bukari”, 52enne tunisino domiciliato a Parete, e Boubaker Monir, 45enne marocchino residente a Falciano del Massico.
Secondo la ricostruzione investigativa, i braccianti venivano reclutati lungo le strade, soprattutto nei pressi della rotonda di Villa Literno e a Pescopagano. Successivamente sarebbero stati trasportati nei campi su furgoni sovraffollati, talvolta con trenta persone a bordo nonostante l’omologazione per nove passeggeri.
Le giornate lavorative raggiungevano le 12-14 ore, con compensi di appena 3-4 euro all’ora oppure tra 80 centesimi e 1,50 euro per ogni cassetta raccolta. Dai circa 30 euro guadagnati quotidianamente, i lavoratori avrebbero dovuto consegnarne tre ai reclutatori.
L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Armando Bosso e condotta dai carabinieri del Comando Tutela del Lavoro, riguarda episodi compresi tra il 2021 e il 2025. Determinanti le testimonianze di 17 braccianti che hanno deciso di denunciare le condizioni di sfruttamento. Il procuratore Pierpaolo Bruni e la procuratrice aggiunta Graziella Arlomede hanno evidenziato la gravità delle condotte contestate e la sistematicità del reclutamento, che sarebbe avvenuto pubblicamente.
Le accuse sono ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria e per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.

