
SANTA MARIA A VICO/MADDALONI. Dietro la truffa consumata ieri nei confronti dell’anziana di via Ponte Grotta non ci sarebbe stata soltanto la telefonata di un falso figlio e la successiva consegna dei gioielli. Gli atti dell’accurata e rapida indagine condotta dai Carabinieri della Stazione di Santa Maria a Vico restituiscono una vicenda molto più articolata, scandita da telefonate, videochiamate, messaggi WhatsApp, condivisioni di posizioni e spostamenti avvenuti nel giro di poche ore.
Al centro degli accertamenti sono finiti un 17enne nato in Albania (tra poco compirà 18 anni) e residente a Santa Maria a Vico nella frazione San Marco e un 18enne nato a Maddaloni e residente a Santa Maria a Vico, in via Nazionale, di origini nordafricane.
LA TELEFONATA DEL FALSO FIGLIO
La vicenda comincia nella mattinata di ieri. Sono circa le 10.30 quando l’anziana, sola nella propria abitazione, riceve una telefonata sul numero fisso.
Dall’altra parte qualcuno si presenta come il figlio della donna, che vive fuori.
La storia raccontata è studiata per generare immediatamente paura: l’auto del figlio sarebbe stata rubata e successivamente utilizzata per commettere un furto in una gioielleria. Da quella presunta vicenda sarebbero potute derivare pesanti conseguenze per l’uomo.
Per evitarle sarebbe stato necessario reperire rapidamente denaro o oggetti di valore. La donna, convinta di parlare davvero con il figlio, raccoglie così i preziosi custoditi in casa e li sistema in una busta. Durante la telefonata le viene anche annunciato che qualcuno sarebbe passato a ritirarli.
DUE GIOVANI DAVANTI ALL’ABITAZIONE
La seconda fase del colpo viene documentata dalle telecamere della zona, immagini ricostruite con precisione dai carabinieri.
Intorno alle 12.14 un giovane viene ripreso mentre entra nell’abitazione dell’anziana.
Secondo la ricostruzione degli investigatori si tratta del 17enne di San Marco.
Circa un minuto dopo, alle 12.15, il ragazzo esce e raggiunge un secondo giovane rimasto all’esterno del cancello.
Quest’ultimo viene individuato dagli investigatori nel 18enne di via Nazionale.
La vittima aveva già raccontato ai Carabinieri della presenza di due ragazzi: uno sarebbe entrato materialmente in casa, mentre l’altro avrebbe atteso fuori.
Le immagini diventano quindi uno dei primi riscontri importanti alla denuncia.
I filmati mostrano poi i due allontanarsi insieme a piedi e attraverso una strada interna raggiungeranno la Nazionale in tenimento di Maddaloni.
In uno dei fotogrammi il soggetto 18enne tiene nella mano destra un sacchetto trasparente, indicato negli atti investigativi come quello contenente i preziosi.

IL RICONOSCIMENTO DELLA VITTIMA
I Carabinieri non si fermano alle immagini e ascoltata la donna le chiedono una descrizione del soggetto che è entrato a casa.
La vittima parla di un ragazzo magro, dalla carnagione chiara, senza barba né occhiali, alto circa un metro e 75 e vestito in maniera abbastanza elegante, probabilmente con una camicia bianca.
Nel primo pomeriggio le viene mostrata una scheda con otto fotografie.
La donna indica senza esitazioni quella del 17enne di San Marco. L’altro riferisce di non essere in grado di riconoscerlo perché non avrebbe avuto modo di osservarne bene il volto.
La sua individuazione avviene quindi attraverso le immagini esterne e la conoscenza territoriale dei carabinieri.
ALLE 15.30 SONO GIÀ NEL MIRINO DEI CARABINIERI
La velocità dell’attività investigativa è uno degli aspetti più significativi della vicenda.
La denuncia viene formalizzata ad ora di pranzo.
Meno di due ore dopo i due giovani vengono rintracciati insieme in via San Marco a Santa Maria a Vico.
Secondo quanto riportato nel verbale, alla vista dell’auto dei Carabinieri avrebbero tentato di allontanarsi velocemente e di disfarsi di alcuni indumenti.
Durante le perquisizioni vengono sequestrati anche i telefoni cellulari.
Nella disponibilità del 17enne vengono trovati un iPhone, una felpa Nike nera e una camicia bianca, elemento che viene messo in relazione con la descrizione fornita dalla vittima.
Al 18enne vengono invece sequestrati, oltre al telefono, diversi capi di abbigliamento e una maglia nera con sul retro la stampa di un teschio.
Proprio quel disegno viene ritenuto compatibile con quello visibile sui vestiti indossati dal giovane ripreso dalle telecamere durante l’allontanamento.
«CI VEDIAMO DOMANI». POI IL MESSAGGIO «CARICHI»
È però dall’analisi del telefono del 17enne che emergono alcuni dei passaggi più interessanti.
Gli investigatori esaminano le conversazioni WhatsApp delle ore precedenti al colpo.
Tra queste c’è quella con il contatto memorizzato come “Fratm”, ricondotto al 18enne di via Nazionale.
La sera prima poco prima di mezzanotte, risultano diverse videochiamate.
Poi ci sono due messaggi: «ci vediamo domani» e subito dopo «carichi», accompagnato dall’emoji di un braccio muscoloso (si stavano dando coraggio per il raid).
Preso singolarmente, il termine “carichi” non dimostra nulla.
Ma gli investigatori lo inseriscono nella sequenza temporale complessiva: poche ore dopo i due saranno effettivamente insieme.
Dalla prima mattinata del 6 ottobre ricominciano infatti messaggi, telefonate e videochiamate tra i due.
Contatti che proseguono dunque fino alle ore precedenti al raggiro.
LE POSIZIONI INVIATE DOPO IL COLPO
Un’altra sequenza prende corpo immediatamente dopo l’uscita dall’abitazione di via Ponte Grotta.
Le telecamere documentano l’allontanamento intorno alle 12.15.
Dopo 2 minuti circa dal telefono esaminato parte una chiamata verso un’utenza non identificata.
Subito dopo compaiono messaggi come «Fra ma che successo», «Dove stai» e «Fra».
Poco prima della mezza vengono poi condivise attraverso WhatsApp diverse posizioni geografiche.
Una di queste è allocata nella zona della Nazionale Appia di Maddaloni.
Il dato interessante è soprattutto quello temporale: tutto avviene pochi minuti dopo la consegna dell’oro.
IL MESSAGGIO CHIAVE: «UNA VOLTA CONSEGNATO AVVISAMI»
È probabilmente questo il passaggio che apre lo scenario più ampio.
Dopo appena tredici minuti dall’uscita dall’abitazione, un contatto memorizzato come con un cognome tipico della zona di Napoli invia quattro messaggi consecutivi:
«Una volta consegnato», «Avvisami», «E ti dico», «Dove andare».
La sequenza è estremamente ravvicinata alla fase materiale del colpo. In pratica i 2 giovani delinquenti di Santa Maria a Vico hanno subito consegnato la merce mezz’ora dopo il colpo.
Infatti quando i due vengono rintracciati, a poco più di tre ore dalla consegna dei gioielli, l’oro non viene trovato.
È quindi ragionevole ritenere, come ipotesi investigativa e non come dato già accertato, che i preziosi possano essere stati ceduti rapidamente a terze persone.
La sequenza delle comunicazioni successive al colpo, le posizioni condivise e soprattutto il messaggio «una volta consegnato avvisami e ti dico dove andare» rendono questa pista particolarmente significativa.
Resta però da capire chi fossero realmente gli interlocutori, quale fosse il loro ruolo e se siano stati proprio loro a ricevere i gioielli.
I CONTATTI CHE PORTANO VERSO IL NAPOLETANO
Negli atti compaiono anche utenze formalmente intestate a persone collegate territorialmente a Napoli, Afragola e Sant’Antimo.
È un elemento che apre una possibile pista verso il Napoletano.
Non consente però, almeno allo stato, di affermare che i mandanti del colpo fossero certamente di quella zona.
L’intestatario formale di una scheda telefonica, infatti, non coincide necessariamente con chi utilizza materialmente un numero.
Quello che appare probabile è invece che l’indagine non sia destinata a fermarsi ai due giovani che si sarebbero materialmente presentati davanti all’abitazione.
Resta infatti da individuare innanzitutto chi abbia telefonato all’anziana fingendosi il figlio, ruolo che gli stessi Carabinieri non attribuiscono automaticamente a nessuno dei due indagati.
UN’INDAGINE CHIUSA NEL GIRO DI POCHE ORE
Al netto degli sviluppi ancora necessari, resta il dato dell’intervento rapidissimo dei Carabinieri della Stazione di Santa Maria a Vico, guidati dal luogotenente D’Ambrosio.
La denuncia viene raccolta ad ora di pranzo.
Alle 15.30 i due giovani sono già stati rintracciati.
Un’attività serrata che, partendo dalla denuncia e dalle telecamere, ha consentito nel giro di poche ore di dare un nome ai due ragazzi ripresi nella zona dell’abitazione e di recuperare una mole significativa di elementi investigativi.
Il risultato non ha permesso, almeno per ora, di recuperare l’oro, che con ogni probabilità aveva già lasciato la disponibilità materiale dei due quando sono stati fermati.
Ma ha consentito di ricostruire una rete di contatti e una sequenza di comunicazioni che potrà ora servire a risalire agli eventuali ulteriori protagonisti del raggiro.
UNA CELLULA DI GIOVANI TRUFFATORI NELLA VALLE E I RAPPORTI
Si trattra di giovanissimi che comunque sono collegati a famiglie della delinquenza locale e che storicamente a loro volta vantano contatti proprio con la zona di Napoli Nord. Una raccomandazione per chi ha genitori anziani: raccontate loro questa storia e ricordate di non aprire mai la porta a sconosciuti, soprattutto quando sono soli.

