Si salva dalle ruspe grazie a un cavillo

CAPODRISE. Il reato edilizio era stato dichiarato prescritto, ma l’ordine di demolizione delle opere era rimasto in piedi. È su questo punto che si è concentrata la battaglia giudiziaria approdata davanti alla Corte di Cassazione, che ha disposto l’annullamento con rinvio della sentenza.

La vicenda riguarda due imputate che, in primo grado, erano state condannate per un abuso edilizio. Il Tribunale aveva disposto anche la demolizione delle opere contestate. Nel successivo giudizio di appello, invece, il reato era stato dichiarato estinto per intervenuta prescrizione, mentre era stato confermato l’ordine di demolizione.

Una decisione contestata dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Pasquale Acconcia, che ha presentato ricorso in Cassazione sollevando una questione centrale: una volta dichiarata la prescrizione del reato, su quali accertamenti può poggiare il mantenimento dell’ordine di demolizione?

La tesi difensiva ha richiamato l’orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui, in presenza della prescrizione, il giudice deve verificare concretamente se esistano i presupposti per lasciare in vigore la demolizione. Non sarebbe quindi sufficiente confermare automaticamente la misura senza un’effettiva valutazione della responsabilità e degli elementi emersi nel procedimento.

La contestazione ha riguardato proprio la decisione della Corte d’Appello di Napoli che, pur dichiarando prescritto il reato edilizio, non aveva revocato l’ordine di demolizione.

La Corte di Cassazione ha disposto l’annullamento con rinvio, riaprendo così la questione relativa alla sorte delle opere. Sarà quindi necessario un nuovo esame del punto indicato dalla Suprema Corte.

Una demolizione che sembrava ormai definitivamente confermata torna dunque al centro del procedimento giudiziario.

 

 

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