
MARCIANISE. Coltivazione e detenzione di cannabis, assolto in appello un cinquantenne
Si chiude con un’assoluzione il procedimento giudiziario a carico di G.P., cinquantenne di Marcianise, imputato per coltivazione e detenzione di sostanze stupefacenti. La Corte d’Appello ha ribaltato la decisione pronunciata in primo grado, assolvendo l’uomo con la formula «perché il fatto non sussiste».
La vicenda giudiziaria aveva avuto inizio nel 2021, quando le forze dell’ordine avevano effettuato una perquisizione nell’abitazione dell’imputato. Durante il controllo erano state rinvenute sei piante di cannabis indica, per un peso complessivo di 896 grammi, oltre ad altri 140 grammi della medesima sostanza.
In seguito agli accertamenti, il cinquantenne era stato rinviato a giudizio con le accuse di coltivazione e detenzione di sostanza stupefacente. Al termine del processo di primo grado, la Procura aveva chiesto nei suoi confronti una condanna a quattro anni di reclusione.
Il Tribunale aveva accolto soltanto in parte le argomentazioni presentate dal difensore, l’avvocato Salvatore Gionti. L’imputato era stato assolto dall’accusa relativa alla coltivazione, ma i giudici, dopo aver modificato l’originaria imputazione e riconosciuto la lieve entità del fatto, lo avevano condannato a sei mesi di reclusione per spaccio di sostanze stupefacenti.
La difesa aveva quindi impugnato la sentenza, presentando ricorso davanti alla Corte d’Appello. Nel corso del giudizio di secondo grado, l’avvocato Gionti ha contestato la ricostruzione accusatoria e sostenuto l’assenza degli elementi necessari per configurare il reato.
La Corte ha condiviso le tesi difensive e ha riformato integralmente la precedente decisione. G.P. è stato così assolto anche dall’accusa residua perché il fatto non sussiste. Per il cinquantenne marcianisano si conclude dunque una vicenda giudiziaria iniziata circa cinque anni fa.

