
NAZIONALE – Dal 21 settembre 2026 cambiano le tariffe delle prestazioni sanitarie erogate per conto del Servizio Sanitario Nazionale. Si tratta del cosiddetto decreto tariffe, approvato in Conferenza Stato-Regioni, che comporta un rialzo dei costi per oltre 600 prestazioni tra specialistica ambulatoriale e assistenza protesica, con un impatto medio calcolato del 5,8%.
Per capire il contesto bisogna tornare al 2024. Il precedente decreto non era stato accolto positivamente dalle strutture private, che lo ritenevano penalizzante per tariffe troppo basse, ed era stato successivamente annullato dal TAR del Lazio dopo i ricorsi presentati.
Il nuovo decreto aggiorna le tariffe massime di rimborso di 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale – visite ed esami diagnostici – e di 222 codici, su un totale di 1.063, del nomenclatore dell’assistenza protesica su misura, con particolare attenzione agli ausili per le persone con disabilità. L’operazione comporterà una spesa aggiuntiva di 210,7 milioni di euro all’anno a regime, di cui 183,1 milioni per la specialistica e 27,6 milioni per la protesica.
L’elenco degli aumenti
Gli aumenti variano molto da prestazione a prestazione: circa 8 prestazioni su 10 resteranno invariate, mentre altre subiranno rincari più marcati. Tra le visite specialistiche che aumentano figurano la prima visita specialistica base, che passa da 25 a 26 euro, la prima visita cardiologica con elettrocardiogramma, da 33,60 a 38 euro, la visita oculistica, da 25,80 a 26,80 euro, e quella otorinolaringoiatrica, da 26,20 a 27,20 euro. Lo stesso importo di 26 euro riguarda anche prime visite neurologiche, ginecologiche, ortopediche, pneumologiche, endocrinologiche e gastroenterologiche.
Tra esami e procedure diagnostiche, il prelievo di sangue venoso sale da 3,80 a 4,30 euro, l’elettrocardiogramma da 11,60 a 12,05 euro, la spirometria semplice da 24 a 24,90 euro. Guardando alle percentuali medie per branca, spiccano la diagnostica vascolare con un +52,5%, la biopsia con +16,8% e l’elettromiografia con +13,3%.
Sul fronte protesico, l’aggiornamento riguarda dispositivi come ortesi spinali, protesi d’arto e ausili ottici. Va precisato che, dove resta in vigore il tetto di 36,15 euro per ricetta, l’aumento effettivo pagato dal cittadino può risultare più contenuto rispetto all’incremento tariffario nominale.
Restano invece invariate molte delle prestazioni più comuni, come la visita specialistica di controllo, la radiografia del torace, l’ecografia dell’addome inferiore e la densitometria ossea. Stabili anche i principali esami del sangue, tra cui emocromo, glicemia, emoglobina glicata e colesterolo: l’unico rincaro in questo ambito riguarda il prelievo.
È importante chiarire che il decreto interviene sulle tariffe di rimborso riconosciute dallo Stato alle strutture sanitarie. Per il cittadino non esente, però, il ticket sulle prestazioni specialistiche corrisponde proprio al valore della tariffa, entro i tetti massimi previsti per ricetta. Non si tratta quindi di un rincaro generalizzato uguale per tutti, ma di aumenti mirati sulle singole prestazioni coinvolte.
Restano infine esclusi dagli aumenti tutti i cittadini esenti dal ticket: chi ha esenzione per reddito, i disoccupati, i titolari di pensioni minime o sociali, gli esenti per patologia cronica o rara, gli invalidi, le donne in gravidanza e chi accede a programmi di prevenzione e screening. Per queste categorie le prestazioni restano gratuite, indipendentemente dalle nuove tariffe.

