
Marcianise. Quello di ieri sera è stato, a Marcianise, molto più di un concerto. È stato un appuntamento di autentico rilievo artistico e culturale, capace di trasformare la Festa del SS. Crocifisso in una straordinaria occasione di incontro tra tradizione popolare, ricerca musicale e contemporaneità.
La nuova amministrazione comunale, guidata dalla sindaca Maria Luigia Iodice, ha scelto di affidare alla musica un momento particolarmente significativo del nuovo corso amministrativo, imprimendo alla manifestazione una precisa connotazione culturale. La presenza di Serena Brancale, artista pugliese ormai affermata nel panorama nazionale, ha conferito alla serata un respiro particolarmente ampio. Il Comune aveva inserito il concerto nel programma dei festeggiamenti del SS. Crocifisso, mentre già nelle settimane precedenti aveva previsto iniziative musicali e culturali nell’ambito delle celebrazioni.
Piazza Umberto I si è trasformata in un grande teatro a cielo aperto, con una platea gremita e composta da un pubblico giunto non soltanto dalla Campania, ma anche da territori limitrofi e dalla stessa Puglia, terra d’origine della cantante. Una partecipazione che testimonia quanto il nome di Serena Brancale abbia ormai oltrepassato i confini del circuito strettamente musicale, diventando sinonimo di una proposta artistica riconoscibile, colta e al tempo stesso popolare.
Serena Brancale, un ritorno a Marcianise da protagonista
Serena Brancale non era, peraltro, alla sua prima esperienza a Marcianise. La cantante aveva già calcato il palcoscenico della città in occasione di un precedente appuntamento legato alla rassegna Marcianise in Jazz, quando le dimensioni dell’evento erano decisamente più contenute.
Questa volta, tuttavia, la Brancale ha offerto una prova di ben altra ampiezza, confermando la straordinaria maturazione di un percorso artistico che negli ultimi anni l’ha portata su alcuni dei più importanti palcoscenici italiani e internazionali.
Un viaggio tra jazz, soul, funk e tradizione
Il suo concerto è stato un viaggio senza dogane musicali: jazz, soul, R&B, funk, elettronica, ritmi latino-americani e suggestioni mediterranee si sono incontrati con la tradizione italiana e, soprattutto, con quella meridionale. Un universo nel quale Pino Daniele occupa un posto privilegiato, accanto a Stevie Wonder, Alicia Keys e Lucio Dalla, riferimenti che appartengono alla formazione e all’immaginario musicale della cantante.
Proprio Pino Daniele rappresenta per Brancale un ponte naturale fra Napoli e la sua Puglia: non una semplice citazione, ma una matrice espressiva attraverso la quale la cantante riesce a rileggere la tradizione con un linguaggio contemporaneo. A ciò si aggiungono le suggestioni della musica internazionale, dalle sonorità afroamericane alle atmosfere latine, fino alle incursioni elettroniche.
Il risultato è uno spettacolo nel quale la struttura della canzone viene continuamente scomposta, ricomposta e reinventata. La voce diventa strumento ritmico, il corpo parte integrante dell’esecuzione, mentre loop, percussioni, pianoforte e strumenti melodici concorrono a edificare un impianto sonoro nel quale le coordinate convenzionali sembrano dilatarsi.
Una band di musicisti di altissimo profilo
Uno degli elementi più interessanti dello spettacolo è stata proprio la dimensione collettiva. Serena Brancale ha costruito negli anni una formazione nella quale ogni musicista possiede una precisa identità artistica.
Accanto a lei, le coriste Nausica e Corinne, presenza ricorrente nei suoi live, hanno contribuito alla costruzione di armonizzazioni vocali raffinate e potenti. Dropkick, con il suo finger drumming, ha aggiunto una componente percussiva capace di dialogare con l’elettronica e con il groove; Marco Bottoni, polistrumentista, ha alternato basso, pianoforte e altri strumenti. Giulia Gentile, al violino, ha introdotto ulteriori sfumature timbriche, mentre nella formazione più recente è presente anche il trombettista Daniele Raimondi, il cui strumento arricchisce ulteriormente la tavolozza sonora dello spettacolo.
Ed è proprio qui che emerge un altro tratto distintivo di Serena Brancale: la capacità di concepire il palco non come una vetrina individuale, ma come uno spazio nel quale la musica possa esprimersi attraverso una pluralità di talenti.
Durante il concerto, infatti, diversi artisti hanno avuto la possibilità di ritagliarsi momenti di autentica centralità. Una scelta che restituisce l’immagine di un’artista profondamente legata alla dimensione collettiva del fare musica e capace di mettere il proprio talento al servizio dello spettacolo senza oscurare quello degli altri.
Klem e Alessandra Tumillo, due presenze che hanno arricchito la serata
Ad aprire il concerto è stato Klem, artista marcianisano, che ha portato sul palco alcuni dei suoi brani accompagnato da due ballerini. Una performance nella quale il giovane artista ha mostrato una significativa padronanza della scena, muovendosi con disinvoltura tra canto, danza e presenza scenica.
Particolarmente preziosa è stata inoltre la partecipazione di Alessandra Tumolillo, cantautrice e chitarrista di origine partenopea, autentica espressione di quella nuova generazione di musicisti che sta esplorando il jazz contemporaneo con sensibilità, tecnica e libertà interpretativa.
Tumolillo ha mostrato una notevole padronanza dello strumento e una vocalità capace di dialogare con la complessità armonica della musica di Brancale. Il suo percorso artistico, fortemente orientato alla ricerca, la colloca in un territorio nel quale jazz, songwriting e sperimentazione convivono senza rigide delimitazioni.
La sua presenza ha rappresentato dunque un ulteriore punto di contatto fra due artiste accomunate da una medesima attitudine: considerare l’armonia non come un recinto, ma come un territorio da esplorare.
«A Marcianise mi sento a casa»
Al termine della serata abbiamo chiesto a Serena Brancale cosa significasse tornare a Marcianise dopo l’esperienza di Marcianise in Jazz e ritrovare oggi una città capace di accoglierla con un pubblico tanto numeroso.
La risposta è stata immediata e profondamente emozionale:
«Tornare a Marcianise è stata una grandissima emozione. Ho un ricordo bellissimo della prima volta e ritrovare oggi così tanto affetto mi ha davvero colpita. Quando salgo su un palco e sento il pubblico così vicino, quando vedo persone che cantano le mie canzoni e percepisco questo calore, per me è qualcosa di speciale. Mi sono sentita accolta, amata, quasi come se fossi tornata a casa. La Campania ha sempre avuto un rapporto particolare con la mia musica e con le mie radici, soprattutto per il legame con Pino Daniele. Tornare qui oggi, con uno spettacolo così grande, significa anche vedere quanto è cresciuto il mio percorso. E sapere che la gente di Marcianise mi ha nuovamente aperto le porte con questo entusiasmo è un’emozione che porterò con me».
Una serata tra identità, contaminazione e condivisione
Parole che racchiudono, forse più di qualsiasi analisi, il significato di una serata nella quale la musica ha superato la semplice dimensione dell’intrattenimento per diventare linguaggio di appartenenza, memoria e condivisione.
Marcianise ha così salutato Serena Brancale con una piazza piena e con la consapevolezza di aver assistito a uno spettacolo costruito sulla contaminazione, sulla competenza musicale e sulla libertà creativa. Un concerto nel quale la tradizione non è stata celebrata attraverso la nostalgia, ma restituita alla contemporaneità attraverso il talento di un’artista capace di far dialogare Bari e Napoli, il jazz e il pop, il soul e il funk, la musica colta e quella popolare.
E forse è proprio questa la cifra più autentica della serata: non la semplice celebrazione di una stella ormai affermata, ma la dimostrazione concreta di come la musica, quando possiede radici profonde e al tempo stesso il coraggio di guardare oltre i propri confini, possa diventare un formidabile strumento di identità e di apertura.

