
Cervino. Sono trascorsi quasi nove anni dall’omicidio di Juliya Jacksic, la 38enne che nel 2017 venne trovata senza vita in un’abitazione di Cervino. Il procedimento giudiziario si è ormai concluso con la condanna definitiva a 27 anni di reclusione per Youssef Saadi, ma l’uomo risulta ancora latitante.
La vicenda risale alla notte tra il 21 e il 22 ottobre 2017. Jacksic, residente a Napoli, aveva avuto una relazione sentimentale con Saadi. Secondo quanto ricostruito nel corso del processo, nelle ore precedenti alla morte i due avrebbero avuto una discussione all’interno di un bar. Un passaggio ritenuto particolarmente significativo dai giudici grazie anche alle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza, che avrebbero documentato un atteggiamento aggressivo dell’uomo nei confronti della 38enne.
Il corpo della donna fu scoperto il 30 ottobre, in avanzato stato di decomposizione, all’interno di un appartamento di Cervino nella disponibilità di Saadi. La vittima era stata raggiunta da un colpo d’arma da fuoco.
Nella ricostruzione giudiziaria hanno assunto rilievo anche i comportamenti dell’uomo nelle ore successive. Saadi avrebbe lasciato l’abitazione nello stesso arco temporale in cui sarebbe maturato il delitto, chiudendo dall’esterno la grata di accesso alla camera da letto e spegnendo il cellulare. Avrebbe poi tentato di raggiungere la Francia, venendo però fermato e respinto al confine di Chiasso. Nel frattempo, nell’abitazione nella sua disponibilità si trovava il corpo della donna.
Nel giugno 2022 la Corte d’Assise di Santa Maria Capua Vetere lo condannò a 27 anni. La sentenza venne successivamente confermata, nel febbraio 2025, dalla Corte d’Assise d’Appello di Napoli. Infine la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa, rendendo definitiva la condanna.
I legali avevano contestato diversi aspetti della ricostruzione, soffermandosi in particolare sulla collocazione temporale della morte e sostenendo che il decesso potesse essere avvenuto quando Saadi era già lontano. Una tesi che non ha modificato l’esito del processo. Resta ora il nodo della latitanza: nonostante la condanna definitiva, l’uomo non è stato ancora assicurato alla giustizia.

