Emma Bonino non è stata soltanto una protagonista della politica italiana. È stata, per molti, una presenza familiare della vita pubblica del Paese. Una donna capace di dividere, di far discutere, ma soprattutto di battersi fino in fondo per ciò in cui credeva.
La sua storia politica comincia negli anni Settanta, quando si avvicina al Partito Radicale e partecipa alle battaglie per i diritti civili.
Nel 1975 fonda, insieme ad altre militanti, il Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto. Arriva anche ad autodenunciarsi per procurato aborto, in un’Italia nella quale quella scelta era ancora un tema drammatico e profondamente divisivo.
Nel 1976, a soli 28 anni, viene eletta per la prima volta alla Camera dei deputati. Da quel momento la sua presenza nelle istituzioni diventa una costante. Aborto, divorzio, libertà individuali, diritti delle donne, legalizzazione delle droghe leggere e lotta contro la pena di morte sono alcune delle battaglie che hanno segnato il suo percorso.
Battaglie che spesso l’hanno portata a scontrarsi anche con una parte del suo stesso mondo politico. Bonino, però, non ha mai amato molto le strade semplici.
Nel 1979 arriva al Parlamento europeo. Tornerà più volte a Bruxelles, costruendo negli anni una parte importante della sua esperienza politica internazionale. Nel 1995 diventa commissaria europea. Si occupa di aiuti umanitari, pesca e tutela dei consumatori. È un incarico che la porta in alcune delle aree più difficili del mondo.
Va nella ex Jugoslavia, segue le emergenze umanitarie in Africa, si occupa del genocidio in Ruanda e delle donne afghane. Nel 1997 contribuisce alla firma della Convenzione di Ottawa contro le mine antiuomo. È una politica che non rimane chiusa nei palazzi. Bonino viaggia, incontra persone, entra nei luoghi delle crisi e spesso denuncia pubblicamente l’immobilismo della comunità internazionale.
Negli anni successivi torna al Parlamento italiano. Nel 2006 entra nel secondo governo Prodi come ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee. Nel 2013 arriva alla Farnesina come ministra degli Esteri nel governo Letta. Prima ancora era stata vicepresidente del Senato.
Nel 2017 partecipa alla nascita di +Europa, portando avanti fino agli ultimi anni una delle sue convinzioni più profonde: quella di un’Italia saldamente dentro un’Europa più forte e più unita. Ma il suo impegno non si è fermato alle istituzioni.
Bonino ha continuato a parlare di diritti umani, libertà, migrazioni, democrazia, pace e responsabilità internazionale. Anche quando le sue posizioni erano scomode. Anche quando sembrava più facile tacere. È questo, forse, uno degli aspetti che resteranno maggiormente della sua figura.
Emma Bonino ha attraversato quasi mezzo secolo della politica italiana senza cercare di piacere a tutti. Ha perso elezioni, ha cambiato alleanze, ha combattuto battaglie difficili e ne ha sostenute altre che sembravano impossibili. Ma non ha mai smesso di metterci la faccia.
E oggi, davanti alla notizia della sua morte, resta il ricordo di una donna che ha fatto della politica una scelta personale, spesso faticosa, certamente mai indifferente. Una voce che per decenni ha chiesto all’Italia di guardare oltre le proprie paure.
E che, nel bene e nel male, è diventata parte della sua storia.
Resta aggiornato sulle principali notizie della provincia di Caserta. Segui Edizione Caserta per non perdere gli aggiornamenti su cronaca, attualità, politica e territorio.
Hai una segnalazione? Contattaci e raccontaci cosa sta accadendo nella tua zona.