Ucciso nel distributore con 50 colpi, i segni sul volto

MONDRAGONE. Emergono nuovi e drammatici dettagli sulla morte di Luigi Magrino, il 41enne ucciso il 28 aprile 2025 all’interno dell’area di servizio Eni di Mondragone. Nel corso del processo davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Santa Maria Capua Vetere è stato ascoltato il medico legale Antonio Palmieri, che ha illustrato gli esiti degli accertamenti effettuati sul corpo della vittima.

 

Magrino sarebbe stato raggiunto da tre colpi d’arma da fuoco, esplosi a distanza estremamente ravvicinata. Uno avrebbe provocato un’abrasione al collo, mentre un secondo sarebbe entrato all’altezza della bocca per poi fuoriuscire. Un terzo proiettile, invece, sarebbe rimasto conficcato nella zona della clavicola sinistra.

 

Particolarmente violenta anche la successiva aggressione. Secondo quanto emerso dall’esame medico-legale, la vittima sarebbe stata colpita oltre cinquanta volte con il calcio della pistola. Proprio la ripetizione dei colpi avrebbe provocato il trauma cranico risultato fatale. Le lesioni interessavano circa l’80 per cento del volto.

 

Gli accertamenti avrebbero inoltre permesso di stabilire che gli spari furono esplosi mentre Magrino era ancora in vita e con una traiettoria dall’alto verso il basso. Sul corpo non sarebbero stati riscontrati evidenti segni di difesa. Vittima e aggressore si sarebbero trovati entrambi nell’abitacolo dell’automobile, uno di fronte all’altro e a distanza ravvicinata.

 

Per l’omicidio è imputato Giancarlo Pagliaro, che deve rispondere di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. L’arma utilizzata sarebbe stata una pistola semiautomatica calibro 6,35 Browning, originariamente a salve e successivamente modificata.

 

Secondo la ricostruzione investigativa, dietro il delitto ci sarebbero tensioni legate a una presunta operazione finanziaria e alla consegna di circa 200mila euro. Il processo proseguirà nel mese di ottobre con l’audizione dello psichiatra dell’imputato.

 

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