Le mani sul clan sulla frode benzina, il profilo dei 3 arresti: il ricercato era in Grecia

Caserta. Un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e affidata ai finanzieri del Comando provinciale di Caserta ha portato all’esecuzione di un provvedimento del Tribunale del Riesame nei confronti di tre persone, nell’ambito di un’inchiesta su un presunto traffico illecito di prodotti energetici.

Due degli indagati sono stati raggiunti dalla misura della custodia cautelare in carcere per associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di prodotti energetici, con l’aggravante del collegamento con le attività del clan Mazzarella. Una terza persona risulta invece indagata per associazione di tipo camorristico riferita allo stesso sodalizio.

Il provvedimento è diventato definitivo il 15 luglio, dopo il rigetto da parte della Corte di Cassazione dei ricorsi presentati dalle difese. Due persone sono finite in carcere, mentre per il terzo indagato, che si era trasferito in Grecia rendendosi irreperibile, era stato emesso un mandato di arresto europeo. Dopo circa un mese di latitanza si è costituito il 25 agosto nel carcere di Secondigliano.

Le persone coinvolte nell’inchiesta sono Salvatore Fido, detto “’o chiò”, indicato come figura di vertice del clan, Giuseppe Savino e Gabriele Amodio.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe stata organizzata una struttura criminale specializzata nell’approvvigionamento e nella successiva commercializzazione illegale di carburante. Il prodotto sarebbe arrivato attraverso fornitori nazionali e comunitari per poi essere immesso sul mercato mediante depositi commerciali e distributori ritenuti compiacenti presenti sul territorio campano.

I numeri dell’indagine sono rilevanti: nel corso delle attività sono stati sequestrati complessivamente 133.796 litri di prodotti energetici. Il consumo in frode accertato supererebbe invece i 10 milioni di litri, sottratti alla tassazione, con un’evasione stimata tra accise e Iva di circa 7,8 milioni di euro.

Gli accertamenti avrebbero inoltre fatto emergere la creazione e la successiva cessione di crediti fiscali derivanti da dichiarazioni Iva ritenute fraudolente per un valore superiore a 6 milioni di euro.

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