
Marcianise. Nuovo pronunciamento giudiziario sulla sanguinosa faida di camorra che nei primi anni Duemila contrappose i clan attivi nell’area di Marcianise.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato nell’interesse di Michelangelo Amato, esponente del clan Belforte, che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra due condanne per omicidio pronunciate dalla Corte d’Assise d’Appello di Napoli.
Al centro del procedimento ci sono tre delitti consumati durante gli anni dello scontro tra gruppi criminali. Si tratta degli omicidi di Ferdinando Latino, avvenuto il 14 febbraio 2001 a Marcianise, di Alessandro Menditti, ucciso il 14 ottobre dello stesso anno a Recale, e di Francesco Sagliano, assassinato il 3 ottobre 2003 a Marcianise. Le vittime erano riconducibili al gruppo criminale rivale dei Belforte, nell’ambito della lotta per il controllo delle attività illecite sul territorio.
La difesa di Amato, rappresentata dall’avvocato Nicola Quatrano, aveva impugnato l’ordinanza emessa dalla Corte d’Appello di Napoli il 18 febbraio 2026, sostenendo che i diversi episodi potessero essere ricondotti a un unico disegno criminoso. Secondo la tesi difensiva, infatti, gli omicidi sarebbero maturati all’interno della stessa strategia di contrapposizione militare al clan rivale e Amato avrebbe ricoperto un ruolo analogo nelle diverse vicende.
Una ricostruzione che non ha trovato accoglimento davanti alla Suprema Corte. I giudici hanno ribadito che la comune appartenenza dei delitti a uno stesso contesto associativo non è sufficiente per riconoscere automaticamente la continuazione. È necessario dimostrare che i diversi reati fossero stati programmati, almeno nelle loro linee essenziali, fin dall’inizio.
Nel caso esaminato, inoltre, è stato evidenziato come il secondo omicidio, avvenuto circa due anni dopo il precedente, fosse stato determinato da circostanze contingenti che non potevano essere previste al momento del primo delitto.
Sulla base di queste considerazioni, la Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso presentato nell’interesse di Michelangelo Amato, confermando il mancato riconoscimento della continuazione tra le condanne.

