
Confimprenditori lancia l’allarme sui rincari delle bollette nel turismo: aumenti fino al 48,5% e la richiesta di un credito d’imposta
Bollette sempre più pesanti per le imprese del turismo. Alberghi, ristoranti e stabilimenti balneari devono fare i conti con un nuovo aumento dei costi energetici che, secondo l’Osservatorio di Confimprenditori, in alcuni casi sfiora il 50%.
A lanciare l’allarme è il presidente di Confimprenditori, Stefano Ruvolo, che chiede al Governo un intervento immediato per evitare che l’ennesima impennata dei costi finisca per mettere in difficoltà soprattutto le aziende più piccole.
Alberghi e ristoranti tra i più colpiti
Il settore alberghiero risulta tra quelli maggiormente esposti. Secondo le stime dell’associazione, una struttura tipo con 45 camere avrebbe visto la spesa energetica del trimestre estivo passare da 8.250 a 12.250 euro. Un aumento di 4mila euro, pari al 48,5%.
Numeri simili emergono anche per il comparto della ristorazione. L’utilizzo continuo di cucine, celle frigorifere e impianti di climatizzazione avrebbe fatto crescere la spesa trimestrale da circa 2.100 a 3.100 euro, con un rincaro di mille euro, pari al 47,6%.
Per gli stabilimenti balneari l’aumento risulta più contenuto, ma resta comunque significativo, con rincari stimati tra il 35% e il 40%.
«Le imprese non possono assorbire da sole questi aumenti»
Per Confimprenditori, gli aumenti delle bollette rappresentano un problema che rischia di avere conseguenze dirette sulla tenuta economica delle aziende.
«Le imprese del turismo stanno sostenendo un aggravio di costi che non è sempre giustificato dal reale andamento dei prezzi del gas sui mercati europei», sottolinea il presidente Stefano Ruvolo.
L’associazione teme soprattutto le ripercussioni sulle realtà più piccole, costrette a scegliere tra l’assorbimento dei maggiori costi e un possibile aumento dei prezzi destinato a ricadere sui consumatori.
«Non possiamo chiedere alle imprese turistiche di assorbire da sole aumenti di questa portata», avverte Ruvolo. Il turismo, aggiunge, rappresenta uno dei motori dell’economia italiana e la nuova pressione sui costi rischia di comprimere margini, investimenti e occupazione.
La richiesta di un credito d’imposta
Confimprenditori propone quindi l’introduzione di un credito d’imposta sulle spese energetiche delle imprese turistiche.
La misura dovrebbe riconoscere almeno il 30% degli extracosti sostenuti tra giugno e agosto 2026, rispetto allo stesso periodo del 2025, seguendo il modello degli interventi già adottati in passato durante altre fasi di emergenza energetica.
Secondo la proposta, il meccanismo dovrebbe attivarsi quando il prezzo medio dell’energia registra un aumento superiore al 30% su base annua. Nel caso dell’albergo preso come riferimento dall’Osservatorio, il credito d’imposta consentirebbe di recuperare 1.200 euro attraverso il modello F24, riducendo l’impatto effettivo del rincaro.
Il nodo dei costi dell’energia in Italia
Alla base della situazione, secondo Confimprenditori, c’è anche una criticità strutturale del sistema energetico italiano. La forte dipendenza dal gas per la produzione di energia elettrica espone il Paese a costi elevati, soprattutto in determinate fasce orarie. La situazione diventa particolarmente delicata nelle ore serali, quando diminuisce la produzione da fonti rinnovabili mentre alberghi e ristoranti continuano a registrare consumi importanti per illuminazione, climatizzazione e servizi.
Confimprenditori stima in 156,6 milioni di euro il costo complessivo di un credito d’imposta con aliquota al 30% destinato alle sole imprese del turismo. L’associazione chiede ora al Governo di aprire un tavolo tecnico con le categorie interessate per definire tempi e modalità dell’intervento e inserire la misura nella prossima legge di bilancio.
La richiesta è chiara: intervenire prima che il peso delle bollette si traduca in nuovi aumenti per i consumatori o, peggio ancora, metta seriamente a rischio la sopravvivenza delle imprese più fragili.
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