Borrelli sfida il fronte dell’illegalità, Patriciello: «Fa un lavoro che altri non hanno mai fatto»

Padre Patriciello con Francesco emilio Borrelli

Il parroco della Terra dei Fuochi torna a parlare delle minacce al consigliere regionale: «Fa un lavoro che altri non hanno mai fatto»

In un post sulla sua pagina facebook, di domenica 9 agosto, le parole di padre Maurizio Patriciello arrivano ancora una volta per Francesco Emilio Borrelli. E questa volta il tono è quello di chi teme davvero che la situazione possa sfuggire di mano. «Ho paura per il mio amico Francesco e per gli uomini della sua scorta. Ho paura che prima o poi possa scapparci il morto».

È una frase che pesa, soprattutto perché arriva da una persona che conosce bene il prezzo che può pagare chi decide di mettersi contro interessi, prepotenze e illegalità. Il parroco della Terra dei Fuochi non nasconde la sua preoccupazione. Con Borrelli condivide anche la presenza della stessa scorta e, proprio per questo, conosce da vicino il clima nel quale il consigliere regionale è costretto a muoversi.

Negli ultimi mesi non sono mancate minacce, insulti e momenti di forte tensione. Borrelli continua intanto a girare per le strade, raccogliendo segnalazioni e mostrando sui social situazioni che ritiene non più tollerabili. «Qualcuno avrebbe dovuto intervenire molto prima» È questo, secondo Patriciello, il punto sul quale bisogna fermarsi a riflettere.

Il parroco si domanda perché certe situazioni siano rimaste per tanto tempo sotto gli occhi di tutti senza che qualcuno intervenisse. «Possibile che nessuno abbia visto ciò che Borrelli denuncia ogni giorno?», è la domanda che rivolge, chiamando indirettamente in causa chi dovrebbe occuparsi dei controlli e della sicurezza. Non è soltanto una questione politica.

Dietro le denunce di Borrelli ci sono persone che spesso vivono in condizioni difficili e che si rivolgono a lui perché non sanno più a chi chiedere aiuto. Patriciello lo riconosce apertamente. Secondo il sacerdote, Borrelli sta facendo un lavoro che altri non hanno fatto e che, proprio per questo, finisce per toccare interessi e situazioni molto delicate. «Borrelli mette in subbuglio le nostre coscienze», scrive il parroco. E forse è proprio questo che rende ancora più preoccupante il quadro.

La battaglia sulle spiagge del litorale campano

In queste settimane Borrelli è impegnato anche in una battaglia che riguarda le spiagge di gran parte del litorale campano. Il consigliere sta portando all’attenzione diverse situazioni legate all’occupazione degli arenili, agli abusi e alle condizioni in cui i cittadini si trovano a vivere il mare. Una campagna che sta toccando diversi territori e che, ancora una volta, lo porta a esporsi in prima persona. È anche su questo fronte che si sono accesi nuovi confronti e tensioni, mentre cresce la richiesta di controlli e di maggiore rispetto delle regole.

La paura che qualcosa possa accadere parole di Padre Patriciello

Negli ultimi giorni il consigliere regionale è tornato a documentare episodi di illegalità e prepotenza. Una continua esposizione che lo porta spesso a confrontarsi direttamente con persone che non accettano di essere riprese o denunciate. Patriciello guarda a questa situazione con crescente preoccupazione. «Troppe minacce, troppi tentativi di aggredirlo, troppi reati che denuncia», sottolinea.

Il timore non riguarda soltanto Borrelli, ma anche gli uomini della sua scorta. Perché quando le intimidazioni diventano tante, il rischio è che prima o poi qualcuno superi il limite. Ed è proprio questo che il sacerdote vuole evitare. «Se dovesse accadere qualcosa sarebbe una tragedia preannunciata».

Parole che non hanno bisogno di molte spiegazioni. L‘appello di Patriciello è rivolto soprattutto alle istituzioni. Non si può aspettare che accada qualcosa di irreparabile prima di intervenire. Chi denuncia deve poterlo fare senza sentirsi solo. E chi vive nei quartieri più difficili deve poter contare sulla presenza concreta dello Stato, non soltanto sulle promesse.

La vicenda di Borrelli riporta ancora una volta al centro il problema della sicurezza e dei controlli. Ma soprattutto pone una domanda molto semplice: quanto bisogna aspettare prima di prendere sul serio le minacce rivolte a chi continua a denunciare?

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