
SAN CIPRIANO D’AVERSA. Arriva fino in Cassazione la vicenda della maxi coltivazione di cannabis scoperta all’interno di un fondo a San Cipriano d’Aversa. La quarta sezione della Corte di Cassazione, presieduta da Emanuele Di Salvo, si è pronunciata sul ricorso presentato da Giancarlo Feliciello, 53 anni, di Villaricca, contro la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Napoli.
Il procedimento riguarda una vasta coltivazione realizzata all’interno di alcune serre, su una superficie complessiva di circa 2.500 metri quadrati. Nel fondo sarebbero state coltivate 2.700 piantine di canapa indiana.
Secondo gli accertamenti effettuati sulla sostanza, le piante presentavano un principio attivo del 9,56%, corrispondente a circa 34.238 grammi di Thc. Un quantitativo dal quale, secondo le stime riportate negli atti, sarebbe stato possibile ricavare 1.371.384 dosi medie singole.
La Corte d’Appello di Napoli, riformando la precedente sentenza pronunciata dal Tribunale di Napoli Nord, aveva rideterminato la pena nei confronti di Giancarlo Feliciello in 2 anni e 4 mesi di reclusione.
Il legale del 53enne aveva quindi deciso di rivolgersi alla Suprema Corte, presentando ricorso contro la decisione dei giudici di secondo grado e sollevando contestazioni relative alla legge applicata e alla motivazione della sentenza.
La quarta sezione della Cassazione ha però dichiarato inammissibile il ricorso. Secondo i giudici, la Corte d’Appello avrebbe motivato adeguatamente la propria decisione, tenendo conto in particolare della gravità della condotta e delle notevoli dimensioni della coltivazione di sostanza stupefacente.
La pronuncia della Suprema Corte rappresenta così un nuovo e decisivo passaggio giudiziario nella vicenda della maxi piantagione scoperta sul territorio di San Cipriano d’Aversa.

