Detenuta incinta rischia di partorire in carcere

REGIONALE. Una donna di 31 anni, detenuta e incinta, è ricoverata all’ospedale Moscati di Avellino in vista del parto. Dopo la nascita del bambino, però, per lei potrebbe profilarsi il ritorno in una struttura detentiva insieme al neonato. È il caso che riaccende l’attenzione sulla presenza di donne in gravidanza e bambini all’interno del circuito penitenziario.

La 31enne è una delle tre donne incinte presenti nell’ICAM di Lauro, l’Istituto a custodia attenuata destinato alle detenute madri. Alla donna, secondo quanto emerso, sarebbero stati negati gli arresti domiciliari. Una volta concluso il ricovero ospedaliero, dunque, potrebbe essere nuovamente condotta nell’istituto insieme al figlio appena nato.

I numeri aggiornati al 31 luglio 2026 dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria fotografano una situazione delicata. In Italia risultano 29 detenute madri con complessivamente 34 figli al seguito. Nell’ICAM di Lauro sono presenti 15 donne con 14 bambini. A queste si aggiungono le tre detenute in gravidanza.

Due delle donne incinte sono ancora in attesa di giudizio, mentre una sta scontando una condanna definitiva.

Sul caso è intervenuto Samuele Ciambriello, Garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di valutare, quando possibile, misure alternative alla detenzione per le donne in gravidanza.

«La legge stessa considera la custodia cautelare in carcere della donna incinta una soluzione eccezionale. E allora è legittimo domandarsi quali siano, nei singoli casi, le ragioni che rendono impossibile ogni soluzione alternativa».

L’attenzione è soprattutto sulla 31enne ricoverata al Moscati e sul destino del bambino dopo le dimissioni.

«È accettabile pensare che, dopo il parto e dopo le dimissioni dall’ospedale, il primo luogo nel quale un neonato venga condotto sia una struttura detentiva? La sua prima casa non può essere un carcere».

Ciambriello ha quindi rivolto un appello al ministro della Giustizia Carlo Nordio affinché venga affrontata la questione delle detenute madri e dei bambini che vivono nelle strutture penitenziarie, chiedendo di rafforzare il ricorso agli strumenti alternativi previsti dall’ordinamento.

Il caso di Lauro riporta così al centro il difficile equilibrio tra l’esecuzione dei provvedimenti giudiziari nei confronti delle madri e la necessità di tutelare i bambini, estranei alle vicende giudiziarie dei genitori.

Un click e sei sempre informato! Iscriviti al nostro canale WhatsApp per ricevere le news più importanti. Premi qui ed entra!