Polizze, capannoni e conti: al setaccio i beni criptati dal clan

CASAPESENNA.Non solo il presunto ruolo di vertice nell’organizzazione criminale finita sotto la lente della Direzione Distrettuale Antimafia. Le indagini su Costantino Garofalo si concentrano anche sulla ricostruzione del patrimonio che, secondo gli investigatori, sarebbe stato accumulato nel tempo attraverso beni e disponibilità economiche non pienamente riconducibili ai redditi ufficialmente dichiarati.

Nel decreto di fermo emesso nei confronti di Garofalo e di altri sette indagati, i magistrati descrivono un patrimonio che sarebbe composto da immobili, veicoli e investimenti riconducibili, in parte, all’eredità del padre Paolo Garofalo. Secondo l’ipotesi investigativa, alcune proprietà sarebbero state intestate a terze persone per evitarne il collegamento diretto con la famiglia.

Tra gli elementi raccolti figurano conversazioni intercettate nelle quali Garofalo avrebbe raccontato di aver proseguito alcune attività economiche del padre, facendo riferimento ad assegni, polizze assicurative, rapporti con professionisti e prestiti che gli inquirenti stanno approfondendo.

Particolare attenzione è rivolta anche a un capannone situato in provincia di Prato che, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbe stato acquistato mediante un sistema di intestazioni fittizie. Analoga modalità sarebbe stata utilizzata anche per alcuni veicoli, formalmente registrati a soggetti terzi.

Negli atti compare inoltre il nome di Raffaele Conte, indicato nelle intercettazioni come intestatario formale di alcuni beni. Per quanto emerge dagli atti, Conte non risulta indagato in questa inchiesta e la sola citazione del suo nome non comporta alcuna responsabilità penale.

Tra gli aspetti oggetto di verifica vi è infine il riferimento a circa 800 mila euro, somma collegata, secondo il racconto intercettato, a rapporti economici e a investimenti finanziari. Tutti gli elementi raccolti rappresentano, allo stato, ipotesi investigative ancora da accertare. Costantino Garofalo e gli altri indagati devono pertanto essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

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