
PARETE/SANTA MARIA CAPUA VETERE. Si è concluso con una condanna in primo grado il processo per la morte di Antonia Maiellaro, l’86enne di Parete deceduta dopo la somministrazione di un antibiotico al quale risultava allergica.
Il Tribunale di Napoli ha condannato a un anno di reclusione il medico urologo P.S. e l’infermiera A.D.R., ritenuti responsabili di omicidio colposo per i fatti avvenuti nell’Unità Operativa di Urologia dell’Ospedale del Mare.
Secondo quanto emerso nel corso del dibattimento, nella cartella clinica della paziente e nel diario infermieristico era chiaramente riportata l’allergia ad alcuni antibiotici. Inoltre, il sistema informatico avrebbe segnalato un apposito alert relativo al rischio. Nonostante ciò, alla donna sarebbe stato prescritto e successivamente somministrato il Rocefin.
Per i consulenti della Procura, proprio quel farmaco avrebbe provocato uno shock anafilattico, seguito da arresto cardiocircolatorio e coma. Dopo il ricovero nel reparto di Rianimazione, Antonia Maiellaro venne trasferita in una struttura di lungodegenza di Santa Maria Capua Vetere, dove morì alcuni mesi più tardi.
Oltre alla pena detentiva, il giudice ha disposto il risarcimento dei danni in favore dei familiari della vittima, da quantificare in sede civile, con responsabilità solidale insieme all’Asl Napoli 1 Centro.
Nel corso della requisitoria, il pubblico ministero aveva chiesto una condanna più severa, pari a due anni e due mesi di reclusione. I due imputati hanno già presentato appello e il procedimento proseguirà davanti alla Corte d’Appello di Napoli, dove le difese chiederanno nuovi approfondimenti tecnici attraverso un collegio peritale.
La sentenza è di primo grado e, come previsto dall’ordinamento, le responsabilità penali saranno definitivamente accertate solo all’esito dell’eventuale conclusione del giudizio nei successivi gradi di giudizio.

