
Caserta. La condanna nei confronti di Eduardo Sorbo, 35enne di Caserta, è diventata definitiva. La Corte di Cassazione ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa contro la decisione della Corte d’Appello di Napoli, che aveva già confermato la responsabilità dell’uomo per detenzione di sostanze stupefacenti finalizzata allo spaccio.
Il provvedimento è stato depositato dopo l’udienza celebrata il 23 giugno 2026. I giudici della Suprema Corte hanno esaminato le contestazioni avanzate dai legali, ritenendole prive dei presupposti necessari per modificare la sentenza emessa nei precedenti gradi di giudizio.
Uno dei motivi del ricorso riguardava il mancato accoglimento della richiesta di riaprire l’istruttoria durante il processo d’appello. Sul punto, la Cassazione ha evidenziato che il procedimento di primo grado era stato definito con rito abbreviato e che non erano emersi elementi tali da rendere indispensabile una nuova attività istruttoria.
La difesa aveva inoltre chiesto che il reato venisse ricondotto all’ipotesi di lieve entità prevista dal quinto comma dell’articolo 73 del Testo unico sugli stupefacenti. Una riqualificazione che avrebbe consentito l’applicazione di una pena meno pesante.
Anche questa richiesta è stata respinta. Secondo gli ermellini, il ricorso riproponeva valutazioni già affrontate dalla Corte d’Appello, senza indicare specifiche violazioni di legge o difetti nella motivazione della sentenza.
A pesare sulla decisione sono state soprattutto le modalità con cui sarebbe stata organizzata l’attività illecita. Dagli atti sarebbe emersa la presenza di un sistema strutturato per la lavorazione della sostanza e di materiale destinato al confezionamento di oltre mille dosi di marijuana.
Circostanze che, secondo i giudici, non possono essere considerate compatibili con un episodio occasionale o di modesta rilevanza. La Cassazione ha richiamato anche l’orientamento consolidato delle Sezioni Unite, secondo il quale la lieve entità deve essere riconosciuta soltanto dopo una valutazione complessiva della quantità, delle modalità operative e del livello organizzativo dell’attività di spaccio.
Con l’inammissibilità del ricorso, Sorbo è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3mila euro alla Cassa delle ammende. La sentenza pronunciata nei suoi confronti è quindi diventata definitiva.

