TUTTI I NOMI. Indagati intercetatti per scoprire gli abusi sugli ospiti: spuntano le docce fredde e il rapporto con la paziente

CASAL DI PRINCIPE/CASAPESENNA/SAN CIPRIANO. Un sistema che, secondo la Procura di Napoli Nord, avrebbe tradito completamente la propria missione assistenziale, trasformando strutture nate per accogliere minori, anziani e persone con disabilità psichiche in luoghi dove il contenimento dei costi avrebbe prevalso sulla tutela degli ospiti. È questo il quadro ricostruito nell’ordinanza cautelare emessa dal gip Mariangela Guida, che ha portato all’esecuzione di cinque misure cautelari e all’iscrizione di dieci persone nel registro degli indagati.

Al centro dell’indagine c’è la cooperativa sociale Autonomy Onlus, operativa tra San Cipriano d’Aversa, Casapesenna, Villa Literno e Trentola Ducenta. Una delle sedi era stata realizzata in un immobile confiscato al boss Salvatore Nobis, simbolo di legalità che, secondo gli investigatori, sarebbe invece diventato il fulcro di un sistema illecito.

Le strutture sotto osservazione

Le verifiche hanno riguardato la comunità per minori “Mettiamoci in gioco” di Casapesenna, il gruppo appartamento di San Cipriano d’Aversa, una struttura terapeutica di Villa Literno e un appartamento in cohousing a Trentola Ducenta. Proprio quest’ultimo, secondo gli accertamenti dei carabinieri del Nas, sarebbe risultato privo delle necessarie autorizzazioni amministrative e persino dei requisiti di abitabilità.

Gli investigatori sostengono che il controllo effettivo dell’intera organizzazione fosse esercitato da Salvatore Leccia, oggi detenuto in carcere e assistito dagli avvocati Nando Trasacco e Gianluca Giordano, pur se la rappresentanza legale della cooperativa fosse inizialmente affidata a Maria Claudia Iannone, poi formalmente sostituita dallo stesso Leccia nel dicembre 2025.

L’indagine partita da una denuncia

Uno degli aspetti più singolari dell’inchiesta riguarda la sua origine. A far partire le intercettazioni, infatti, sarebbe stata una denuncia presentata dallo stesso Leccia alla Direzione distrettuale antimafia nel luglio dello scorso anno per presunte intimidazioni. Quelle attività investigative, autorizzate inizialmente per verificare quei fatti, avrebbero invece consentito agli inquirenti di delineare un quadro completamente diverso.

Successivamente le indagini sono state ampliate con nuove intercettazioni e l’impiego di un trojan informatico, oltre ai numerosi sopralluoghi eseguiti dai carabinieri della Compagnia di Casal di Principe, guidati dal capitano Marco Busetto, insieme ai militari del Nas.

Nel corso degli accertamenti, quattro delle cinque strutture sono state chiuse dal gestore, mentre è rimasta operativa soltanto la comunità di Casapesenna.

I dettagli contestati dagli investigatori

L’ordinanza descrive un’organizzazione che avrebbe privilegiato gli ospiti economicamente più remunerativi, evitando invece quelli con patologie più complesse o in condizioni di maggiore disagio sociale.

Secondo l’accusa, per ridurre le spese sarebbero stati limitati servizi essenziali come acqua calda, riscaldamento e assistenza sanitaria. In alcuni casi gli ospiti sarebbero stati sedati con farmaci senza una preventiva prescrizione medica.

Le ispezioni avrebbero inoltre documentato personale privo delle qualifiche richieste, turni scoperti e condizioni igienico-sanitarie ritenute incompatibili con la tipologia di assistenza prevista.

Tra gli episodi riportati nell’ordinanza figura anche quello di un minore ospite della comunità di Casapesenna che, secondo la ricostruzione della Procura, sarebbe stato deliberatamente indotto a una crisi comportamentale per favorirne il ricovero ospedaliero e liberare un posto letto.

Per quanto riguarda gli ospiti adulti, vengono descritti presunti episodi di percosse, omissione di cure, lesioni occultate con cosmetici e trattamenti definiti degradanti, come il lavaggio con acqua fredda di un ospite portato all’esterno della struttura completamente nudo.

L’accusa più grave riguarda infine una presunta violenza sessuale ai danni di una donna affetta da gravi disturbi psichici. Secondo gli investigatori gli episodi sarebbero avvenuti durante uscite autorizzate dalla comunità, approfittando della condizione di particolare vulnerabilità della donna, ritenuta incapace di esprimere un consenso pienamente libero e consapevole.

Oltre a Leccia e Iavarone, risultano destinatari di misure cautelari Maria Claudia Iannone, Teresa Crispino e Franca Crispino, mentre sono indagati a piede libero Pasqualina Verola, Maddalena Carfora, Sofiya El Hadi, Giuseppe Della Gatta e Catello De Simone. Tutti gli indagati avranno la possibilità di far valere le proprie ragioni e dimostrare la propria estraneità alle accuse nel corso del procedimento giudiziario.

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