Bonus e clan, detenuto accolto all’uscita dal carcere con una supercar

 

CASAL DI PRINCIPE. Non solo le presunte frodi milionarie sui bonus edilizi e il sistema di riciclaggio che avrebbe movimentato oltre 21 milioni di euro. Nelle carte dell’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli emergono anche una serie di retroscena che gli investigatori ritengono indicativi dei rapporti tra alcuni degli indagati e Massimo Diana, detto “Marruzziello”, il cui nome compare più volte negli atti pur non figurando tra le persone destinatarie delle misure cautelari patrimoniali.

Tra gli episodi ricostruiti dalla Guardia di Finanza ve n’è uno risalente al dicembre 2021, quando Diana era detenuto nel carcere di Saluzzo. Secondo quanto emerge dalle intercettazioni, Franco Cristiano avrebbe appreso dal fratello di Diana, Crescenzo, che il detenuto desiderava essere accolto, durante un permesso premio, con un’auto di particolare prestigio. Per questo motivo Cristiano avrebbe messo a disposizione una BMW X6 acquistata in Germania, organizzando personalmente il viaggio verso il penitenziario insieme ad altri due uomini dell’Agro aversano e allo stesso Crescenzo Diana.

Gli atti descrivono anche ciò che sarebbe avvenuto nei giorni successivi al permesso. Sempre secondo la ricostruzione investigativa, Cristiano avrebbe accompagnato Pietro Apicella a fare visita a Diana, consegnandogli 500 euro e manifestando la disponibilità a procurargli altro denaro qualora ne avesse avuto bisogno.

Le informative riportano inoltre alcuni dialoghi nei quali Franco Cristiano ricostruisce il rapporto personale con Diana. L’indagato racconta che il loro legame sarebbe nato anni prima, dopo una rapina consumata all’interno di una bisca clandestina riconducibile al clan. In quell’occasione, sempre secondo quanto riferito da Cristiano, Diana sarebbe intervenuto per evitare ritorsioni nei suoi confronti, assumendosi la responsabilità dell’accaduto e pronunciando una frase che, a suo dire, avrebbe sancito definitivamente il loro rapporto di fiducia.

Per gli investigatori questi elementi rappresentano uno dei tasselli del contesto relazionale in cui si sarebbe sviluppata l’organizzazione contestata. Secondo la Procura, Franco Cristiano avrebbe assunto un ruolo centrale nella gestione delle operazioni di monetizzazione dei crediti fiscali, subentrando nella fase operativa del presunto sistema e curando, tra l’altro, le cessioni dei crediti attraverso Poste Italiane per un valore di circa 15 milioni di euro, mediante una rete di società e imprese individuali intestate a prestanome.

Nell’inchiesta risultano indagati Franco Cristiano, Massimo Bianco, Salvatore Diana, Antonio Di Tella, Carmine Elmo, Antonio Piazza e Alfredo Temperato, chiamati a rispondere, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere, riciclaggio e autoriciclaggio, con l’aggravante, contestata ad alcuni di loro, di aver favorito la fazione Schiavone del clan dei Casalesi. Tutte le contestazioni sono attualmente al vaglio dell’autorità giudiziaria e dovranno essere verificate nel corso del procedimento.

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