Madre malata, ras lascia il carcere

 

Casal di Principe. La Corte di Cassazione ha confermato il permesso straordinario concesso a un detenuto sottoposto al regime previsto per i reati di criminalità organizzata, autorizzandolo a lasciare temporaneamente il carcere per far visita alla madre, affetta da una grave malattia cronica.

La vicenda è approdata davanti ai giudici della Suprema Corte dopo il ricorso presentato dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello dell’Aquila contro il provvedimento emesso dal Tribunale di Sorveglianza. Quest’ultimo aveva infatti accolto la richiesta del detenuto, nonostante il parere negativo espresso dalla Direzione distrettuale antimafia, che aveva evidenziato il possibile rischio di contatti con l’ambiente criminale durante l’uscita.

Con la decisione definitiva, gli Ermellini hanno ritenuto infondato il ricorso della Procura, chiarendo il significato dell’espressione “evento familiare di particolare gravità”, contenuta nell’articolo 30 dell’ordinamento penitenziario.

Secondo la Cassazione, tale disposizione non può essere interpretata in modo eccessivamente rigido. Anche una patologia cronica particolarmente seria può integrare i presupposti previsti dalla legge quando le condizioni di salute del familiare rendono incerta la possibilità di mantenere un rapporto diretto con il detenuto.

Nelle motivazioni viene evidenziato che l’eccezionalità dell’evento non coincide necessariamente con un improvviso peggioramento clinico, ma può derivare dalla necessità concreta di consentire un ultimo o comunque significativo incontro personale, non sostituibile con telefonate, colloqui o altri strumenti di comunicazione.

La Suprema Corte ha quindi ribadito che il sistema penitenziario deve contemperare le esigenze di sicurezza con il principio di umanità della pena e con il diritto del detenuto a conservare i rapporti affettivi più importanti, soprattutto in situazioni familiari particolarmente delicate.

Alla luce di queste considerazioni, il ricorso è stato respinto e resta valido il permesso di necessità già autorizzato dal Tribunale di Sorveglianza, accompagnato da rigide prescrizioni e da specifiche misure di controllo finalizzate a escludere qualsiasi rischio sotto il profilo della sicurezza pubblica.

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