
MADDALONI/CASERTA. Si è chiuso con una lunga serie di condanne il processo a carico delle presunte nuove leve del clan riconducibile a Francesco Ullero, già affiliato alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo e indicato come figura di riferimento criminale nell’area compresa tra Frattamaggiore, Frattaminore, Cardito e Crispano. Nel procedimento, incentrato su accuse contestate a vario titolo per estorsioni e traffico di sostanze stupefacenti, figurano anche tre persone originarie della provincia di Caserta.
Il giudice del Tribunale di Napoli ha inflitto 18 anni di reclusione a Giuseppe De Simone, 46enne originario di Caserta, a fronte dei 17 anni richiesti dal pubblico ministero. Condanna a 10 anni, invece, per Antimo Ronga, 32enne di Maddaloni, per il quale l’accusa aveva chiesto 14 anni. Dario Capasso, 36enne originario di Caserta, è stato condannato a 8 anni e 6 mesi, rispetto ai 10 anni invocati dal pm.
Le altre condanne riguardano Rocco Chianese, 16 anni e 6 mesi; Vincenzo Mele, 15 anni; Nicola Barra, 10 anni, 10 mesi e 20 giorni; Giovanni Cipolletta, 14 anni, 7 mesi e 20 giorni; Luigi Tornatelli, 9 anni; Vincenzo Avverso, 8 anni, 10 mesi e 20 giorni; Domenico Iavarone, 8 anni e 6 mesi; Antonietta Capasso, 9 anni e 8 mesi; Gaetano Cimmino, 5 anni e 4 mesi; Concetta Ullero, 5 anni e 20 giorni; Carmine Polito, 8 anni e 8 mesi.
Secondo l’impianto investigativo della Direzione distrettuale antimafia, Francesco Ullero, dopo essere tornato in libertà nel 2020, avrebbe rimesso in piedi una struttura criminale composta da familiari e persone considerate di sua fiducia, tra cui lo stesso De Simone.
Nel corso delle indagini sarebbero stati ricostruiti diversi episodi estorsivi ai danni di commercianti e imprenditori. Le vittime, secondo quanto emerso dall’inchiesta, sarebbero state costrette a sottostare alle richieste avanzate dal gruppo criminale.
Gli accertamenti degli investigatori hanno riguardato anche una presunta rete dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti e la disponibilità di armi. Nel fascicolo processuale sono confluiti inoltre alcuni episodi riconducibili al cosiddetto “cavallo di ritorno”, il meccanismo attraverso il quale viene chiesto denaro per ottenere la restituzione di un bene rubato. Tra i casi contestati figura anche quello relativo a un’automobile sottratta a Casaluce.
Secondo la ricostruzione dell’Antimafia, gli elementi raccolti avrebbero delineato una stabile adesione alle finalità e ai metodi del sodalizio criminale.
Nel collegio difensivo sono stati impegnati, tra gli altri, gli avvocati Nello Sgambato, Teresa Frippa, Annibale Bove, Piero Vitale, Rocco Maria Spina, Dario Carmine Procentese, Arnaldo Lepore, Giuseppe Gallo e Nicola Basile.

