
Casapesenna. Secondo la ricostruzione degli investigatori, dietro la gestione della presunta bisca clandestina scoperta a Casapesenna non ci sarebbe stato soltanto un lucroso giro di denaro, ma un sistema fondato su equilibri criminali, autorizzazioni informali e rapporti di forza che avrebbero regolato ogni fase dell’attività. È questo uno dei retroscena emersi dall’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, culminata con l’emissione di otto decreti di fermo.
Al centro dell’inchiesta figurano Raffaele Nobis, il fratello Aldo Nobis, Costantino Garofalo e Vincenzo Fontana. Per gli inquirenti, il gruppo avrebbe organizzato e controllato le partite di gioco clandestino, decidendo luoghi, modalità operative e ripartizione dei proventi. Ma il dato ritenuto più significativo riguarda il presunto collegamento con la fazione Zagaria del clan dei Casalesi.
Le intercettazioni raccolte nel corso delle indagini delineerebbero infatti un quadro nel quale Raffaele Nobis avrebbe fatto costante riferimento all’autorizzazione ricevuta da Antonio e Carmine Zagaria per gestire la bisca. Un’investitura che, secondo la Procura, avrebbe rappresentato una sorta di legittimazione criminale indispensabile per operare sul territorio senza interferenze da parte di altri gruppi.
Dalle conversazioni emerge anche l’attenzione riservata agli aspetti organizzativi. Gli indagati avrebbero individuato come sede preferenziale un circolo privato, ritenuto più sicuro rispetto ad altre aree considerate troppo esposte ai controlli delle forze dell’ordine, come il distributore di carburanti inizialmente preso in considerazione.
Uno degli aspetti più delicati dell’indagine riguarda poi i contrasti sorti con Renato Piccolo e Costantino Diana, soprannominato “o cinese”. I due, secondo l’accusa, avrebbero cercato di inserirsi autonomamente nella gestione delle partite clandestine, provocando la reazione di Raffaele Nobis, deciso a difendere il controllo dell’attività e il prestigio acquisito all’interno degli equilibri criminali.
Le intercettazioni raccontano anche un tentativo di evitare uno scontro diretto. A Renato Piccolo, tornato in libertà nell’ottobre 2025, sarebbe stata prospettata una quota dei ricavi della bisca, purché rinunciasse a interferire nella gestione del giro di gioco. Nelle conversazioni compare inoltre qualche tensione interna allo stesso gruppo, con Raffaele Nobis che avrebbe rimproverato il fratello Aldo per un atteggiamento ritenuto troppo permissivo nei confronti degli altri partecipanti.
Un importante riscontro investigativo è arrivato il 17 aprile scorso, quando i Carabinieri della Compagnia di Casal di Principe hanno fatto irruzione in una bisca clandestina allestita in piazza Agostino Petrillo. Secondo gli inquirenti, però, quell’intervento non avrebbe interrotto l’attività, che sarebbe ripresa già nelle ore successive spostandosi in altri comuni dell’area.
L’intera ricostruzione rappresenta, allo stato, la tesi dell’accusa. Le contestazioni formulate dalla Direzione Distrettuale Antimafia dovranno essere verificate nel corso del procedimento giudiziario e tutti gli indagati devono ritenersi innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

