
Maddaloni. Una telefonata, poche parole in codice e nel giro di pochi minuti cocaina, crack o hashish arrivavano direttamente a destinazione. Un sistema rapido, organizzato e capace di operare a qualsiasi ora del giorno e della notte, con un doppio canale di vendita che, secondo gli investigatori, aveva trasformato le palazzine popolari di Maddaloni nel cuore di un traffico di droga ben strutturato.
È questo uno dei dettagli più significativi emersi dall’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che ha portato all’esecuzione di sette misure cautelari. In carcere sono finiti Rosa Farina, ritenuta dagli inquirenti la figura di riferimento dell’organizzazione, il compagno Vincenzo Fuiano, conosciuto nell’ambiente come “Filiberto”, Vincenzo Folgieri e Pietro Delle Cave. Ai domiciliari sono invece stati destinati Massimo Cioffi, Grazia Zampella e Rolant Kokonazi, noto con il soprannome di “Landi”.
La coppia al vertice del gruppo
Secondo la ricostruzione investigativa, al comando dell’organizzazione ci sarebbe stata proprio la coppia formata da Rosa Farina e Vincenzo Fuiano. Sarebbero stati loro a coordinare la rete di spaccio, impartendo direttive ai sodali, organizzando i rifornimenti e gestendo le consegne. Per entrambi non si tratta del primo coinvolgimento in vicende legate agli stupefacenti: erano già stati raggiunti da provvedimenti giudiziari in passato e Farina era tornata in libertà soltanto nel marzo dello scorso anno.
Due canali per non fermare mai lo spaccio
L’organizzazione avrebbe adottato una strategia che garantiva continuità alle vendite. Da un lato il servizio delivery, con auto e scooter impegnati nelle consegne direttamente ai clienti; dall’altro una base fissa allestita in un’abitazione delle case popolari, dove gli acquirenti potevano recarsi per acquistare la droga. Due modalità perfettamente integrate che, secondo gli investigatori, permettevano di soddisfare la domanda in qualsiasi momento della giornata.
I 18 chili di hashish e il valore del sequestro
A confermare le dimensioni dell’attività è stato anche il sequestro eseguito durante l’operazione: 18 chilogrammi di hashish, una quantità ritenuta dagli inquirenti incompatibile con un’attività di spaccio occasionale. Un carico che, insieme alle intercettazioni telefoniche e alle immagini registrate dalle telecamere installate dagli investigatori, ha consentito di delineare l’esistenza di una struttura stabile, con ruoli ben definiti tra chi riceveva gli ordini, chi custodiva lo stupefacente, chi organizzava la logistica e chi effettuava materialmente le consegne. Un’organizzazione che, almeno secondo l’accusa, funzionava con l’efficienza di una vera impresa, fino al blitz della Squadra Mobile di Caserta e del Commissariato di Maddaloni, coordinati dalla DDA di Napoli.

