
CASTEL VOLTURNO. Sarà l’autopsia a fare chiarezza sulla morte di una donna di 75 anni, avvenuta dopo il ricovero al Pronto soccorso del Pineta Grande Hospital di Castel Volturno. La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha avviato un’inchiesta in seguito alla denuncia presentata dal figlio della donna, che ritiene vi possano essere state responsabilità nella gestione sanitaria della madre.
Secondo quanto ricostruito nell’esposto, la pensionata si era presentata nella struttura ospedaliera la mattina del 3 giugno accusando forti dolori nella zona lombare. Durante le prime verifiche sarebbe stata riscontrata anche una pressione arteriosa particolarmente elevata. Trascorso circa un’ora dall’arrivo, la donna avrebbe improvvisamente perso conoscenza per poi riprendersi lamentando un violento mal di testa.
Il figlio sostiene di aver più volte sollecitato l’esecuzione di ulteriori accertamenti diagnostici, ritenendo insufficienti le cure praticate inizialmente. Solo in un secondo momento sarebbe stata eseguita una Tac cranica e, successivamente, gli sarebbe stato comunicato che il quadro clinico non destava particolari preoccupazioni e che la paziente poteva essere dimessa.
L’uomo, però, avrebbe contestato tale valutazione, ritenendo impossibile riportare la madre a casa viste le sue condizioni. Nel corso del pomeriggio i sanitari avrebbero poi evidenziato, sulla base degli esami eseguiti, un’importante infezione alle vie urinarie, avviando la relativa terapia.
Poco prima delle 17, però, la situazione sarebbe precipitata. La donna sarebbe stata colpita da un arresto cardiorespiratorio mentre stava per essere sottoposta a un ulteriore esame diagnostico e trasferita d’urgenza in Rianimazione, dove sarebbe stata intubata e posta in coma farmacologico. In serata il figlio ha ricevuto la comunicazione del decesso.
Assistito dall’avvocato Vincenzo D’Angelo, l’uomo ha presentato denuncia ipotizzando che vi siano stati ritardi diagnostici, una sottovalutazione dei sintomi e possibili irregolarità nella gestione del caso clinico. La Procura ha disposto l’autopsia e iscritto nel registro degli indagati il medico che aveva in cura la paziente, oltre al direttore sanitario e all’amministratore delegato della struttura ospedaliera. L’iscrizione rappresenta un atto dovuto per consentire lo svolgimento degli accertamenti tecnici irripetibili e non costituisce un’affermazione di responsabilità.

