
Capua. Quattordici anni di reclusione per l’omicidio avvenuto nella cucina della Masseria Adinolfi di Sant’Angelo in Formis. È la pena decisa dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Marzia Pellegrino, nei confronti di Hawlader Pranto, 22 anni, cittadino del Bangladesh, ritenuto responsabile della morte del giovane Alagie Sabally, 17enne originario del Gambia.
La sentenza è arrivata al termine del processo celebrato con rito abbreviato, reso possibile dopo l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi. Il giudice ha accolto la richiesta avanzata dai sostituti procuratori Gionata Fiore e Mariangela Condello, che avevano chiesto una condanna a 14 anni di carcere.
La tragedia si consumò il 15 giugno 2025 all’interno della cucina del ristorante. La vittima, ospite della comunità Cassiopea di Santa Maria Capua Vetere, stava svolgendo un’attività lavorativa come aiuto cuoco. Secondo quanto emerso dalle indagini, il ragazzo conosceva già il collega, con il quale aveva condiviso in passato un periodo nella stessa struttura di accoglienza.
L’episodio sarebbe nato da una discussione legata all’organizzazione del lavoro in cucina, in particolare alla sistemazione delle sfogliatelle prima della cottura. Il diverbio degenerò rapidamente in una violenta colluttazione. A tentare di dividere i due intervennero la figlia del titolare della masseria e la madre della giovane, con quest’ultima che rimase ferita durante il tentativo di riportare la calma.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il 22enne impugnò una forbice colpendo inizialmente il 17enne a un braccio. La vittima tentò di allontanarsi, ma fu raggiunta da un secondo fendente alle spalle e infine da un terzo colpo al torace, risultato fatale. L’arma venne successivamente rinvenuta nel lavello della cucina dai Carabinieri della Compagnia di Capua, intervenuti sul posto dopo l’allarme.
Il corpo di Alagie Sabally fu trovato senza vita sul pavimento della cucina, in una pozza di sangue. Per Hawlader Pranto scattò immediatamente l’arresto con l’accusa di omicidio volontario. Nel procedimento l’imputato è stato assistito dall’avvocato Paolo Di Furia.

