
Casal di Principe. Un consigliere comunale percettore del reddito di cittadinanza, il fratello collaboratore scolastico e la responsabile di un’associazione che gestiva un Caf finiscono al centro di una delicata inchiesta della Procura di Napoli Nord su un presunto sistema di falsificazione di certificati medici finalizzati all’ottenimento di pensioni di invalidità e indennità di accompagnamento.
L’indagine, condotta dalla Guardia di Finanza, ha portato all’emissione di tre misure interdittive. Per un anno gli indagati non potranno svolgere attività di consulenza fiscale e giudiziaria attraverso i patronati coinvolti. Il giudice ha invece respinto la richiesta della Procura di applicare gli arresti domiciliari e non ha accolto l’ipotesi di associazione per delinquere.
Tra gli indagati figura Vincenzo Simeone, ex consigliere comunale di Casal di Principe e, secondo gli atti dell’inchiesta, percettore del reddito di cittadinanza. Con lui risultano coinvolti il fratello Gianluca Simeone, collaboratore scolastico, e Iolanda Di Caterino, rappresentante della Lega Comunale Uila presso la quale operava il Caf finito sotto la lente degli investigatori.
Pur escludendo il reato associativo, il giudice ha ritenuto sussistenti gravi indizi in relazione alle accuse contestate e, soprattutto, un concreto rischio di reiterazione delle condotte. Secondo il provvedimento, gli indagati potrebbero riprendere attività analoghe anche attraverso nuove sedi di patronato o ricorrendo all’intermediazione di altre persone, continuando a predisporre documentazione sanitaria ritenuta non veritiera.
L’inchiesta ha preso forma dopo l’analisi di ben 234 fascicoli relativi a ricorsi presentati per il riconoscimento dell’invalidità civile. Dagli accertamenti sarebbe emerso un presunto sistema attraverso il quale venivano prodotti certificati medici attestanti patologie ritenute inesistenti o comunque non corrispondenti alle reali condizioni dei richiedenti, con l’obiettivo di ottenere prestazioni economiche dall’Inps.
Secondo la ricostruzione della Procura, il meccanismo avrebbe coinvolto, a vario titolo, i referenti del Caf, professionisti legali e consulenti tecnici nominati dal tribunale, che avrebbero favorito il riconoscimento dei benefici previdenziali anche nei casi in cui le domande erano state inizialmente respinte dall’Inps.
L’attività investigativa prosegue per chiarire ogni responsabilità e verificare l’eventuale esistenza di ulteriori episodi riconducibili al presunto sistema fraudolento. Gli indagati restano, allo stato, presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

