Clan e appalti, imprenditore scagionato dopo 10 anni

SAN CIPRIANO D’AVERSA. Luciano Licenza è stato assolto dalla Corte d’Appello di Napoli a distanza di dieci anni dall’inchiesta “Medea”, che nel 2015 portò a numerosi arresti e a una serie di procedimenti collegati. L’imprenditore di San Cipriano d’Aversa era stato condannato in primo grado a sei anni di reclusione con l’accusa di aver sostenuto economicamente il clan dei Casalesi attraverso versamenti di denaro e percentuali sugli appalti ottenuti nel settore del ciclo integrato delle acque.

Nelle motivazioni della sentenza, i giudici della IV Sezione Penale hanno esaminato le contestazioni formulate dalla difesa nel corso del processo. Tra i punti evidenziati vi sono le perplessità sulla attendibilità delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che avevano accusato Licenza. I difensori hanno sostenuto che alcune accuse fossero generiche e prive di adeguati riscontri.

Particolare rilievo hanno assunto anche alcuni elementi emersi successivamente alla sentenza di primo grado. La difesa ha depositato documentazione relativa a pronunce definitive che riconoscono Licenza come vittima di estorsioni da parte del clan nello stesso periodo oggetto delle contestazioni.

Tra gli atti prodotti figurano inoltre le dichiarazioni rese dall’attivista antiracket Tano Grasso in un procedimento collegato, ritenute dalla difesa compatibili con l’estraneità dell’imprenditore a presunte attività di sostegno alla criminalità organizzata.

Un ulteriore aspetto riguarda la posizione dell’ex politico Tommaso Barbato, indicato dall’accusa come figura centrale nei rapporti tra imprenditoria, politica e clan. La difesa ha richiamato sentenze definitive che hanno ridimensionato il quadro accusatorio nei suoi confronti, escludendo collegamenti con associazioni camorristiche.

Presentata anche una consulenza tecnica secondo cui l’azienda di Licenza avrebbe registrato una riduzione delle commesse pubbliche nel settore idrico tra il 1997 e il 2013, circostanza ritenuta incompatibile con l’ipotesi di favoritismi negli appalti.

La Corte d’Appello ha quindi accolto le argomentazioni difensive, assolvendo Licenza e l’altro imprenditore coinvolto nel procedimento, Bartolomeo Piccolo.

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